Un abuso edilizio è per sempre, lo ribadiamo. Una volta accertata l’irregolarità, qualunque ulteriore intervento sull’edificio, anche solo di manutenzione ordinaria, diventa a sua volta un abuso. E questo impedisce anche di far scattare i termini di prescrizione per il reato penale.
Così la Corte di Cassazione con la sentenza 12730 del 25 marzo 2026 riafferma due principi fondamentali: quello dell’immanenza dell’abuso edilizio e quello della valutazione unitaria dell’opera abusiva, principio quest’ultimo che fa sì che qualunque ulteriore intervento edilizio su un immobile abusivo interrompe appunto i termini per la prescrizione. E nulla cambia anche nel caso in cui un ordine di demolizione sia revocato per prescrizione del reato penale. L’ordine di demolizione è infatti una misura a natura ripristinatoria, finalizzata a eliminare l’abuso e ristabilire lo stato dei luoghi, e in quanto tale non è soggetta a prescrizione.
>> Vorresti ricevere articoli come questo? Clicca qui, è gratis
Indice
Suggeriamo:
Come sanare gli abusi edilizi
L’opera contiene tutti gli strumenti utili al professionista per affrontare le criticità legate ad abusi edilizi e sanatorie, anche in considerazione della recente giurisprudenza e delle significative novità normative in materia. L’ottava edizione del volume è stata ampliata con le nuove disposizioni del Decreto Salva Casa, volte a sanare (o comunque a facilitare la sanatoria) di diverse irregolarità edilizie. Tra queste, il superamento del requisito della doppia conformità per la sanatoria, la particolare disciplina in tema di tolleranze costruttive e le aumentate possibilità di ottenere il cambio di destinazione d’uso. Con formulario, giurisprudenza, tabelle e schemi esemplificativi, il testo guida il professionista tra le violazioni in cui potrebbe imbattersi: attraverso l’analisi di casi concreti, l’Autore illustra operativamente come affrontare la fattispecie e quale procedura di sanatoria eseguire. Ciascun capitolo si compone di una prima parte in cui è riportata la ratio delle questioni in oggetto, con indicazione delle fonti normative; una seconda parte di commento, che intende identificare nella pratica gli ambiti applicativi degli istituti e le procedure di sanatoria e un’esauriente rassegna giurisprudenziale per argomento. Nicola D’AngeloMagistrato, autore di testi di diritto, collabora su tematiche giuridiche con diverse riviste tra cui “Progetto sicurezza”, “Rivista Giuridica di Po- lizia” e “L’Ufficio Tecnico”, pubblicate da Maggioli Editore.
Nicola D’Angelo | Maggioli Editore 2024
39.90 €
L’ordine di demolizione non rispettato
Il caso esaminato dai giudici riguarda il ricorso contro un sequestro preventivo disposto su due edifici, su uno dei quali insisteva una struttura già oggetto di condanna con ordine di demolizione non rispettato, e sul quale erano stati successivamente eseguiti ulteriori interventi edilizi. I proprietari avevano impugnato la decisione contestando la tesi per cui mere attività di manutenzione possano integrare forme di abuso edilizio, e l’assenza di elementi ulteriori in grado di supportare l’apertura di un nuovo procedimento penale relativo ad altri profili rispetto a quanto già risalente al passato. Considerazioni giudicate inaccettabili dalla Cassazione.
Sanzione penale e immanenza dell’abuso
Il reato edilizio, dal punto di vista penale, ai sensi dell’art. 44 del TUE, inizia con l’avvio dei lavori abusivi e cessa con la loro ultimazione, con la sospensione imposta dall’autorità o con la sentenza di primo grado. Le sanzioni sono l’ammenda fino a 10.329 euro per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire, e l’arresto fino a due anni, e l’ammenda da 5.164 a 51.645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione.
La sentenza precisa però che dalla cessazione del reato in quanto tale va tenuto distinto il carattere abusivo dell’opera, che non cessa mai: dal punto di vista amministrativo, infatti, l’abusività permane sull’immobile in modo persistente e ininterrotto, indipendentemente dall’avvenuta estinzione del reato penale per prescrizione o da qualsiasi altra causa.
La manutenzione comporta un altro abuso
Sulla base di questo principio – sottolinea la sentenza – qualsiasi intervento edilizio successivo eseguito su un’opera abusiva, anche se materialmente lieve, anche se astrattamente non richiedente alcun titolo abilitativo, anche se formalmente qualificabile come manutenzione ordinaria (dalla pittura delle pareti all’installazione di elementi tecnici) integra la prosecuzione dell’opera abusiva.
Di conseguenza si ha un nuovo reato, con rinnovati termini di prescrizione. L’unica condizione che interrompe questa catena è la sanatoria o il condono dell’opera originaria: finché l’abuso non è stato legalmente rimosso, invece, ogni intervento successivo, di qualsiasi natura e in qualsiasi momento cronologico, ne costituisce prosecuzione.
La valutazione unitaria e le sue conseguenze
Dal principio di immanenza deriva quello della valutazione unitaria dell’opera abusiva: il nuovo intervento su un’opera abusiva, essendo anch’esso abusivo, impone di considerare l’intero manufatto come un’unità indistinta, senza che sia possibile distinguere tra parti regolari e parti illecite, o tra parti anteriori e successive. La sentenza declina questo principio su quattro fronti specifici.
- Sul piano del condono: la prosecuzione dei lavori su un fabbricato abusivo al di fuori delle condizioni e dei limiti temporali previsti dalla legge – presentazione della domanda di sanatoria e versamento della seconda rata di oblazione – comporta l’applicabilità delle sanzioni penali. La domanda di condono pendente non legittima interventi ulteriori rispetto al completamento funzionale dell’opera, e fino all’esito positivo del condono l’abusività dell’opera permane, con la conseguenza che le istanze relative a singole unità devono riferirsi a un’unica concessione in sanatoria.
- Sul piano della revisione della sentenza: non è consentita la revisione parziale della sentenza di condanna riferita ad alcune porzioni soltanto dell’immobile abusivo, in quanto il reato commesso è unico. In sostanza la successiva realizzazione di opere ulteriori comporta la necessità della sanatoria per l’immobile nella sua interezza.
- Sul piano del permesso in sanatoria ex art. 36 DPR 380/2001: è illegittimo il rilascio di un permesso di costruire in sanatoria condizionato all’esecuzione di interventi finalizzati a ricondurre il manufatto alla conformità urbanistica, in quanto la sanatoria presuppone l’integrale rispondenza delle opere già eseguite alla disciplina urbanistica vigente. Mettere la condizione contrasta strutturalmente con la logica dell’istituto.
- Sul piano dell’ordine di demolizione: anche se il precedente ordine era stato revocato per prescrizione, l’ordine di demolizione va eseguito comunque. La prescrizione del reato penale in sostanza non determina una condizione favorevole all’imputato in quanto si considera l’ordine di demolizione una sanzione amministrativa ripristinatoria e non una pena, e pertanto non è soggetta alla prescrizione penale. La sentenza ribadisce anche che in tema di reati edilizi, la valutazione dell’opera ai fini della individuazione della data per la decorrenza della prescrizione, deve riguardare l’opera nella sua unitarietà, senza che sia consentito considerare separatamente i suoi singoli interventi.
>> Se vuoi ricevere notizie come questa direttamente sul tuo smartphone iscriviti al nostro nuovo canale Telegram!
Suggeriamo anche:
Le Verifiche di conformità per la commercializzazione degli immobili
La III edizione di questo volume rappresenta un riferimento essenziale per tutti i professionisti del settore immobiliare, tecnico e legale, offrendo un quadro completo e aggiornato sulla verifica di conformità degli immobili. Grazie all’integrazione delle recentissime Linee Guida ministeriali e ai criteri di interpretazione del Decreto Salva Casa, l’opera fornisce strumenti operativi chiari e approfonditi per affrontare con rigore la regolarizzazione edilizia, urbanistica e catastale, essenziale per la due diligence immobiliare. L’opera è quindi uno strumento indispensabile per avvocati, notai, tecnici e agenti immobiliari che desiderano orientarsi con sicurezza nel complesso panorama della conformità edilizia. Attraverso un linguaggio tecnico ma accessibile, l’Autore analizza con competenza normativa e giurisprudenza, fornendo un supporto concreto agli operatori del settore nella valutazione della trasferibilità dei beni, nell’accertamento della legittimità delle preesistenze e nella gestione delle irregolarità edilizie sanabili. Andrea FerrutiAvvocato del Foro di Roma, opera da più di 30 anni prestando la propria consulenza a soggetti pubblici e privati, in stretto raccordo con le professionalità tecniche coinvolte. In tali ambiti, l’Autore ha maturato una particolare conoscenza del diritto amministrativo e immobiliare in vista dello sviluppo e riqualificazione di patrimoni, oltre che della relativa normativa tecnica e di sicurezza sul lavoro. È autore di pubblicazioni per Maggioli Editore e docente in corsi di formazione.
Andrea Ferruti | Maggioli Editore 2025
20.90 €
Iscriviti alla newsletter
Scegli quale newsletter vuoi ricevere
Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di marketing nei limiti indicati nell’informativa.
Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.
Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy policy.
Grazie per esserti iscritto alla newsletter.
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento