Errori progettuali e difetti costruttivi: il ruolo dei patologi edili

Dagli errori progettuali alle carenze esecutive fino ai problemi legati a materiali, umidità e strutture: la figura multidisciplinare del patologo edile nasce per individuare le cause dei difetti costruttivi e definire gli interventi correttivi più adeguati.

Roberto Sacchi 25/05/26
Scarica PDF Stampa

A doctor can bury his mistakes, but an architect can only advise his clients to plant vines, è una celebre frase di Frank Lloyd Wright, uno dei grandi protagonisti dell’architettura moderna, che tradotta significa “Un medico può seppellire i propri errori, ma un architetto può solo consigliare al cliente di piantare rampicanti“. Dietro questa frase ironica si nasconde purtroppo un’amara verità, che evidenzia la responsabilità degli architetti riguardo alla buona riuscita delle opere progettate.

Dunque, metaforizzando un tale evento, se un medico commette un errore, il decesso del proprio paziente, per quanto grave sia, può essere nascosto con la sepoltura, mentre un qualunque errore su un edificio, resta evidente vita natural durante, costringendo il progettista a rattoppare gli errori visibili, per celare il difetto.

Un edificio non è infatti un’opera provvisoria che può essere rimossa alla fine di un limitato tempo d’uso; la sua permanenza mette in evidenza nel tempo gli errori esecutivi dell’impresa edile, le mancanze di attenzione della direzione dei lavori, le imperfezioni progettuali e le incompetenze delle maestranze, o peggio, anche della parte tecnica.

>> Vorresti ricevere articoli come questo? Clicca qui, è gratis

Indice

Suggeriamo:

VOLUME

Casi pratici di patologia edilizia

Il volume raccoglie e analizza 20 casi reali di patologia edilizia affrontati e risolti dall’autore nel corso della propria attività professionale, con un approccio pratico, operativo e metodologico.Le situazioni esaminate riguardano prevalentemente edifici residenziali e hanno un elemento comune spesso sottovalutato ma decisivo: l’azione dell’acqua, principale causa di degrado, perdita di funzionalità e riduzione del valore immobiliare.Ogni caso è sviluppato seguendo un percorso diagnostico strutturato, che parte dall’osservazione dei sintomi e dalla raccolta delle informazioni storiche e documentali, per arrivare all’individuazione delle cause predisponenti e scatenanti, alla verifica delle ipotesi diagnostiche tramite indagini mirate e alla definizione delle strategie di risanamento più efficaci.Il testo valorizza il metodo diagnostico come strumento centrale per comprendere correttamente i fenomeni patologici ed evitare interventi inefficaci o solo apparentemente risolutivi. Attraverso casi eterogenei per contesto costruttivo e tipologia di degrado, il lettore viene guidato nel ragionamento tecnico che consente di collegare sintomi, cause e soluzioni. Cosa troverai nel volume- Analisi dettagliata di 20 casi pratici reali di patologia edilizia- Un metodo diagnostico replicabile, applicabile a contesti diversi- Focus sulle patologie legate a infiltrazioni, umidità e acqua in tutte le sue forme- Esempi concreti su coperture, parti fuori terra, locali interrati e seminterrati, elementi costruttivi critici- Indicazioni operative per la prevenzione del degrado e la tutela del valore immobiliare Perché acquistarloQuesto volume rappresenta uno strumento di lavoro concreto per migliorare la capacità di diagnosi delle patologie edilizie, affinare il ragionamento tecnico e pianificare interventi di risanamento realmente efficaci. Un supporto utile sia nella pratica professionale quotidiana sia nell’approfondimento metodologico della disciplina. Un riferimento operativo indispensabile per affrontare e risolvere le patologie edilizie con metodo, competenza e consapevolezza.

 

Daniele Todde | Maggioli Editore 2026

Errori costruttivi “celebri”

La storia dell’architettura ci riporta numerosi esempi di errori costruttivi. Alcuni si sono perpetuati in assenza di conoscenze tecniche e scientifiche, come l’umidità di risalita muraria in assenza di un corretto distacco dal suolo, altri per una scarsa valutazione delle caratteristiche geologiche, come è avvenuto per la costruzione della Torre di Pisa, che non tenne conto della scarsa stabilità del terreno.

In altri casi, in epoca più recente, si è trattato di superficialità progettuali o pressapochismi nell’esecuzione, come ad esempio nella Villa Savoye di Le Corbusier, del 1931, che, nel tempo, ha sofferto di gravi danni da infiltrazioni d’acqua meteorica diffuse dal tetto, dovute ad una scarsa attenzione nell’esecuzione dell’impermeabilizzazione, oltre che dalle finestre a nastro, che ha determinato una costante presenza di umidità, con formazione di muffe all’interno dell’abitazione. Sempre di Le Corbusier, come di molti altri maestri del Movimento Moderno, sono le costruzioni di cemento armato, con serramenti di vetri semplici, che hanno determinato condizioni critiche di abitazione, in assenza di impianti climatizzanti, oppure i vari difetti di calcolo delle strutture statiche e la scarsa conoscenza delle caratteristiche fisico-meccaniche dei materiali, che portarono alla formazione di fessurazioni, degradi superficiali ed esposizione dei ferri di armatura in vista.

Emblematici sono poi i difetti costruttivi del Bauhaus di Dessau, opera del 1926 di Walter Gropius, che soffrì di infiltrazioni meteoriche dal tetto e dalle vetrate, con problemi di condensa dovuta anche ad una scarsa resistenza termica dell’involucro. Non da meno sono stati i vari problemi della celebre Fallingwater o “Casa sulla cascata”, costruita tra il 1936 e il 1939 – forse la più famosa opera di F. L. Wright, e patrimonio dell’UNESCO dal 2019 – sull’esecuzione della quale probabilmente l’architetto face una riflessione e scrisse il famoso aforisma sopracitato. In quest’opera ci furono problemi sia durante che dopo l’esecuzione, a causa di una errata considerazione degli spessori delle strutture di armatura dei balconi in aggetto, che portarono ad un cedimento strutturale dopo la rimozione dei casseri, con l’abbassamento dello sbalzo di circa 18 cm, cosa che rese necessario un rinforzo strutturale, operato negli anni ’90. L’intero edificio subì inoltre importanti infiltrazioni d’acqua sia dalla copertura piana, che mal scaricava la pioggia, sia dalla cascata d’acqua sottostante l’edificio, portando al degrado dei pavimenti e dei telai lignei dei serramenti, e rendendo praticamente quasi invivibile l’abitazione, che, dopo soli 25 anni, fu donata dalla proprietaria famiglia Kaufmann al Western Pennsylvania Conservancy.

Più di recente, ricordiamo l’errore concettuale del Walkie Talkie Building di Londra (20 Fenchurch Street) dell’architetto Rafael Viñoly Beceiro, un edificio di 34 piani, alto 160 metri, costruito nel 2014, la cui facciata curva vetrata, in particolari condizioni di soleggiamento, direzionava la luce solare concentrandola in specifiche zone dove, a causa dell’alta temperatura, si manifestava la fusione delle parti plastiche delle auto parcheggiate colpite dai raggi solari. A parte la rifusione dei danni provocati, la proprietà dello stabile fu costretta a ricorrere all’installazione di particolari schermature solari correttive.

Sbagliando si impara?

Sbagli di questa natura, escludendo quelli di un lontano passato dove le conoscenze tecnico-scientifiche erano ancora lontane, si evidenziano quando la considerazione estetica del progetto prevale sulla funzionalità e sulla sicurezza e quando si segue una direzione dei lavori con una certa superficialità, demandando alle maestranze la risoluzione dei problemi, come spesso accade.

Dagli errori del passato non si può che imparare per fare meglio. Purtroppo molti errori perseguiti e, spesso, reiterati, non ci sono stati resi noti, se non quelli più eclatanti, come i vari esempi citati in precedenza, ma evidenziati sempre postumi. È difficile infatti trovare chi sbaglia e ammette i propri errori, e la storia ci ha insegnato che i problemi costruttivi si è cercato sempre di nasconderli, proprio come nell’aforisma di Wright.

Nessun ateneo universitario ha insegnato gli errori del progetto e dell’esecuzione e come evitarli, lasciando all’esperienza pratica post-laurea l’ardito compito del neo-architetto di conoscerli attraverso la propria sperimentazione, e dunque attraverso i propri errori.

Il ruolo del Patologo Edile e l’importanza della formazione specifica

In quest’ambito nasce il mestiere del Patologo Edile, una figura tecnica che si muove in campi d’azione multidisciplinari e che comportano una conoscenza olistica delle problematiche inerenti alle errate applicazioni tecnico-costruttive, oltre che, come dice Marco Argiolas – fondatore dell’Assopatologi Edili – “l’identificazione delle cause che possono aver determinato gli effetti osservabili, per poter garantire un’indagine indipendente dal pregiudizio”. La patologia edilizia, alla stessa stregua della diagnosi medica, si può dunque considerare l’individuazione dei sintomi che hanno generato un “malessere” costruttivo, per prevenire possibili o evidenti danni e difetti e agire di conseguenza con rimedi di cura del problema, o dei problemi.

Considerata la multidisciplinarità, soprattutto in presenza di vari difetti costruttivi o di con-cause, cosa peraltro non infrequente, non sempre è possibile giungere ad una diagnosi e ad una cura ad opera di un solo soggetto esperto, ma spesso occorre avvalersi dell’apporto di più figure esperte in campi specifici, dove però ognuno deve essere dotato di una conoscenza di base multidisciplinare, con cui possa aprire un dialogo di confronto tecnico congiunto, comprensibile da tutti i soggetti coinvolti.

È questo il ruolo che svolge Assopatologi Edili, come centro studi multidisciplinare, a cui partecipano figure esperte in campi specifici, ma, al contempo, dotate di molteplici e variegate esperienze, in grado di generare una risposta univoca, ma condivisa da più punti di vista, dove ricorra l’analisi di un particolare problema.

Scopri tutti i volumi della collana Patologie Edilizie:

>> Se vuoi ricevere notizie come questa direttamente sul tuo smartphone iscriviti al nostro nuovo canale Telegram!

Iscriviti alla newsletter

Si è verificato un errore durante la tua richiesta.

Scegli quale newsletter vuoi ricevere

Autorizzo l’invio di comunicazioni a scopo commerciale e di marketing nei limiti indicati nell’informativa.

Presto il consenso all’uso dei miei dati per ricevere proposte in linea con i miei interessi.

Cliccando su “Iscriviti” dichiari di aver letto e accettato la privacy policy.

Iscriviti

Iscrizione completata

Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

Seguici sui social


Roberto Sacchi

Architetto, cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, si è laureato nel 1984 al PoliMI ed è libero professionista da quasi 40 anni, titolare dello studio Cultura&Ambiente. Ha frequentato uno dei primi corsi di ecologia in architettura nel 1990, diplomando…Continua a leggere

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento