Idrogeno verde come elemento fondamentale nel disegno che l’talia intende adottare per la decarbonizzazione dei consumi. Nella Strategia Nazionale per l’idrogeno, messa a punto dal Ministero dell’ambiente e della Sicurezza Energetica e presentato nella sede del GSE a Roma, vengono delineati gli interventi sviluppati su un orizzonte temporale che va da qui al 2050.
L’Italia potrà giocare un ruolo fondamentale grazie alla sua posizione geografica nel Mediterraneo con l’opportunità di diventare un hub strategico per import, produzione ed export di idrogeno per soddisfare parte della domanda europea di approvvigionamento di energia decarbonizzata.
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Indice
Il piano nazionale per la decarbonizzazione
Il disegno che l’Italia intende adottare per la decarbonizzazione dei consumi prevede un mix di strumenti, tra cui una progressiva elettrificazione dei consumi energetici abbinata all’aumento della produzione da fonti rinnovabili, lo sviluppo della CCS (Carbon Capture and Storage), dei biofuel, del biometano, della possibile fonte nucleare e non ultimo, dell’idrogeno (rinnovabile e a bassa emissione carbonica).
L’idrogeno è chiamato a giocare un ruolo fondamentale in settori specifici della mobilità, come il trasporto terrestre pesante o a lungo raggio, il settore marittimo (anche attraverso derivati come l’ammoniaca), e il trasporto aereo, grazie ai fuel sintetici. Inoltre può risultare determinante nei settori hard-to-abate dell’industria (acciaio, fonderie, ceramica, cemento vetro).
Le Hydrogen Valleys nazionali operative entro il 2026
L’Italia punta dunque sull’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili e in particolare quello ottenuto con l’elettrolisi dell’acqua alimentata da energia solare o eolica, rispetto all’idrogeno “grigio” (da fonti fossili) o “blu” ottenuto da gas naturale con cattura e stoccaggio del carbonio. L’idrogeno rinnovabile elettrolitico sconta però ad oggi una bassa maturità tecnologica, economie di scala ancora da raggiungere, nonché prezzi mediamente elevati dell’energia elettrica.
Tuttavia, secondo il governo, la continua riduzione dei costi delle tecnologie (filiera delle rinnovabili, filiera degli elettrolizzatori), nonché l’incremento di efficienza degli elettrolizzatori, dovrebbero condurre progressivamente a costi finali dell’idrogeno elettrolitico alimentato da FER più competitivi. Per questo è stato già intrapreso un percorso per finanziare tramite i fondi del PNNR lo sviluppo di ecosistemi di produzione e consumo concentrati in aree confinate (c.d. Hydrogen Valleys), in grado di creare sinergie tra settori diversi, dalla mobilità all’industria.
Questa fase darà la possibilità di utilizzare l’idrogeno rinnovabile e a bassa emissione carbonica, sia in ambito mobilità che industriale, per poter disporre, fin da subito, delle prime quantità significative di idrogeno dotato di garanzie di origine specifiche. L’evoluzione del settore produttivo sarà inoltre accompagnata dallo sviluppo a livello locale delle infrastrutture per il trasporto e la logistica.
Scalabilità e sviluppo del mercato nel medio periodo
La seconda fase (2030-2040) della Strategia sarà caratterizzata da un set di misure pensate per far partire un vero mercato dell’idrogeno, anche attraverso lo sviluppo di soluzioni di grande taglia in grado di abbattere i costi di esercizio. Si punta per questo a sostenere tutte quelle applicazioni che sono già in fase di validazione quali le applicazioni degli elettrolizzatori per il bilanciamento della rete, il power-to-gas, l’immissione di H2 nella rete gas e l’accumulo su base giornaliera e stagionale (in particolare, di tipo geologico) del surplus di energia rinnovabile.
Parimenti importanti le tecnologie riguardanti le infrastrutture destinate al trasporto, alla rigassificazione e al cracking di derivati dell’idrogeno. Altri campi importanti di validazione riguardano l’utilizzo delle fuel-cell in sistemi di cogenerazione, e la produzione di idrogeno anche da gassificazione delle biomasse e dei rifiuti solidi urbani.
Italia hub dell’idrogeno
Secondo la Strategia l’infrastruttura per la produzione e distribuzione dell’idrogeno svolgerà un ruolo centrale per supportare l’espansione dei consumi, in considerazione dello sviluppo dell’offerta, e garantire al contempo un approvvigionamento competitivo. Di rilievo per questo il progetto “Southern Hydrogen Corridor”, di cui la dorsale italiana è parte integrante, che renderà l’Italia un hub europeo dell’idrogeno, favorendo i flussi di importazione dal nord Africa via pipeline e da altre zone anche via nave.
Questo progetto prevede circa 2.300 km di dorsale principale, oltre a 530 km di tratti di collegamento, da Mazara del Vallo a Tarvisio e Passo Gries. Lo sviluppo dell’infrastruttura potrà essere strategicamente gestito in modo “modulare”, avviando in primo luogo lo sviluppo dei tratti dove è già presente una consistente domanda di idrogeno rinnovabile e procedendo per fasi successive la connessione di tutti i nodi, con la progressiva integrazione dei vari centri di produzione.
Centralizzazione, grandi quantità, infrastrutture per la svolta del 2050
L’infrastruttura sarà protagonista per lo scambio di energia con altri Paesi, consolidando il ruolo dell’Italia come hub di import dell’idrogeno per il contesto europeo con infrastrutture di reti gas collegate al Nord Africa e un insieme di porti (sia sul Tirreno che sull’Adriatico), abilitati per l’import di idrogeno e altri vettori energetici (ad esempio ammoniaca, metanolo).
Il 2050 rappresenterà il punto di arrivo degli impegni Net Zero, con una penetrazione dell’idrogeno che potenzialmente potrà raggiungere circa il 18% dei consumi finali dell’industria hard-to-abate e del 30% dei consumi finali nel settore dei trasporti. In quest’ultima fase l’idrogeno potrà assumere un ruolo anche in altri contesti prima meno considerati, come nel bilanciamento delle reti e nello stoccaggio di lungo periodo.
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