La manutenzione intelligente e programmata delle facciate è lo studio progettuale della manutenzione che, attraverso l’acquisizione di dati e parametri oggettivi esistenti, permette di individuare il ciclo protettivo più idoneo (non necessariamente il più durevole in assoluto) che consenta una gestione semplice, economica e soprattutto programmabile, delle manutenzioni future.
Parleremo quindi del mantenimento dell’efficienza delle superfici.
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Indice
L’importanza della manutenzione programmata
La manutenzione e in modo particolare la manutenzione programmata, è una disciplina che avrà sempre maggiore importanza nel futuro delle nostre città.
Oggi, dopo la sconsiderata crescita delle periferie, sfuggita spesso all’antica saggezza suggerita dal genius loci (Dal latino memoria del luogo: Genius loci è un’entità naturale e soprannaturale legata a un luogo e oggetto di culto nella religione romana. Tale associazione tra Genio e luogo fisico si originò forse dall’assimilazione del Genio con i Lari a partire dall’età augustea) si affrontano temi come l’immagine urbana, l’arredo urbano, la riqualificazione di quartieri o di aree degradate o abbandonate, il recupero dell’archeologia industriale.
Questi argomenti, di carattere urbanistico e quindi di ampio respiro, si concretizzano e si realizzano attraverso il lavoro capillare del singolo progetto. È quindi la manutenzione del testo architettonico, eseguita nel modo più appropriato e consono, gestita in armonia con il contesto, che porta ad ottenere un linguaggio omogeneo, scorrevole e fluido che ci dà l’esatta dimensione della cultura, delle radici e delle tradizioni del luogo.
L’inevitabile invecchiamento degli edifici
Gli edifici esistenti, di ogni epoca, mostrano un aspetto molto importante: il loro inevitabile invecchiamento.
Questo naturale decadimento interessa, ovviamente, anche le facciate: l’immagine che si viene a creare apparirà accettabile se i materiali dai quali sono formate (sia il supporto murario, che la finitura, fino al tipo di rivestimento, ecc.) presentano una corretta interazione chimica, dimostrando che riescono a reggere decorosamente la sfida del tempo cronologico e meteorologico.
Ogni edificio esistente, sia esso una emergenza architettonica, monumentale, un palazzo o facente parte del tessuto edilizio, nel trascorrere degli anni, nelle mutazioni e nei cambiamenti di ogni tipo a cui è sottoposto, è alla continua ricerca di un suo nuovo equilibrio interno, che si rinnova di volta in volta.
Il degrado delle facciate
L’esigenza di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti all’interno dei tessuti edilizi delle nostre città e la conservazione di edifici storico-monumentali tramandatici dal passato hanno portato alla messa a punto di nuove tecnologie di intervento da adottare, all’interno delle quali la qualità e la durabilità rivestono particolare importanza.
Nei progetti di intervento edilizio si sviluppa la necessità di definire le cause che producono alterazioni e degrado, allo scopo di migliorare l’azione preventiva da una parte e dall’altra, di fermare o almeno rallentare l’alterazione e il decadimento.
Lo studio del degrado e della deperibilità costituisce una fase fondamentale per ogni tipo di intervento edilizio sull’esistente: occorre riconoscere all’interno di manifestazioni di degrado, spesso complesse e articolate, le cause agenti, i relativi meccanismi e gli effetti finali sugli edifici stessi.
La durabilità dei materiali
Negli ultimi sessant’anni, l’avanzare della tecnologia e della ricerca da parte dell’industria, ha contribuito a formulare materiali dalle indiscusse capacità di durata e resistenza nel tempo, dimenticando però due importanti fattori: la sostenibilità ambientale e la considerazione che ogni materiale, prodotto per essere collocato in una muratura, entra in un sistema organico e “vivente”, che interagisce nel suo complesso con altri sistemi e con l’ambiente. Deve quindi essere sinergico e collaborare.
Purtroppo, la maggior parte dei materiali, prodotti in epoca moderna, non aderiscono a questi principi. Le industrie sono focalizzate sul proprio prodotto, senza pensare al muro come un “sistema murario”. Succede spesso, quindi, che l’elevata durabilità di questi prodotti moderni, convalidata e certificata da test teorici e pratici di laboratorio, non corrisponda, nella realtà dei fatti, all’effettiva durata, perché entra come elemento isolato all’interno di un sistema.
Aggiunto a queste considerazioni evidenziamo che esiste un conflitto, tra la necessità di far durare i materiali applicati in facciata (quali finiture, intonaci, rivestimenti isolanti, ecc.) per corrispondere all’impegno economico sostenuto dai proprietari, e la mediocre qualità dei materiali e la scarsa professionalità degli applicatori.
Il concetto di durabilità degli intonaci e delle finiture colorate contrasta con l’esigenza di velocità d’applicazione, il costo della manodopera, i ponteggi, i costi burocratici e di gestione imprenditoriale in genere, a cui si aggiungono anche la mancanza di manodopera formata e qualificata e, non ultimo, i materiali tradizionali non reperibili così facilmente quando si opera su edifici storici. L’offerta, sempre più vasta, di prodotti “moderni” alternativi a questi conduce alla mancanza di un approccio sistematico al sistema di equilibrio sinergico tra il paramento murario e la muratura e poi tra questa e tutto l’edificio.
La progettazione di un intervento di manutenzione e/o restauro di una facciata non sarà mai completa, se non dopo aver eseguito un approccio analitico delle superfici, degli intonaci esistenti e della struttura tutta del corpo dell’edificio, compreso l’interno, con definizione degli impianti tecnici e quant’altro; la scelta dipenderà anche dall’utilizzo dell’edificio che, a volte, influenza i parametri termodinamici e l’interscambio tra ambienti interni ed esterni.
Così capita, per esempio, di vedere un intonaco nuovo e tinteggiato che presenta evidenti macchie sulle superfici causate da vecchie percolazioni di acqua dalle grondaie, non affrontate in modo giusto, oppure lesionato da movimenti strutturali della muratura, indotti dalla modifica su setti murari trasversali o dall’inserimento di nuove strutture orizzontali non più tradizionali e molto più pesanti.
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