Architectural Prompting: oltre il render, l’AI entra nella documentazione di progetto

Nuovo appuntamento con la rubrica settimanale “Architectural Prompting”: Luciana Mastrolia ci parla di come negli studi di architettura l’intelligenza artificiale inizi ad essere sempre più utilizzata non per i render ma “dove non si vede”.

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Negli ultimi due anni il dibattito sull’intelligenza artificiale in architettura è stato dominato quasi esclusivamente da immagini spettacolari: render generati in pochi secondi, concept visivi, esplorazioni formali. È comprensibile: la rappresentazione è sempre stata uno degli strumenti principali con cui l’architettura immagina il futuro. Ma nella pratica quotidiana degli studi succede altro.

La maggior parte del lavoro non riguarda le immagini, ma la produzione e gestione di una grande quantità di documentazione tecnica: capitolati, verifiche normative, coordinamento tra elaborati, richieste di chiarimento in fase di cantiere, revisioni continue tra versioni diverse di uno stesso progetto. Ed è proprio qui che l’intelligenza artificiale potrebbe avere uno degli impatti più concreti.

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Automazione degli studi tecnici con l’intelligenza artificiale

In un contesto tecnico sempre più esigente in termini di tempi, precisione e competitività, l’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica fondamentale. Questo volume, rivolto a ingegneri, architetti, geometri, progettisti e tecnici, mostra con chiarezza e rigore come integrare in modo efficace ChatGPT e modelli generativi nei flussi operativi degli studi professionali. Attraverso un percorso progressivo e ricco di esempi, il testo accompagna il lettore dalla teoria all’applicazione concreta: dalla redazione automatica di relazioni e capitolati all’analisi normativa, dalla pianificazione dei progetti alla gestione clienti, fino alla generazione di documenti per la sicurezza nei cantieri.Una guida pensata non per promettere miracoli, ma per fornire strumenti pratici, configurabili e replicabili che aiutano a risparmiare tempo, aumentare la qualità e ridurre l’errore umano. Ricco di casi d’uso, suggerimenti operativi, riferimenti tecnici e indicazioni sull’uso consapevole degli strumenti AI, il volume è uno strumento indispensabile per chi intende sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale senza rinunciare al controllo umano e alla qualità professionale. Danilo Carpentieriè geometra libero professionista e titolare di uno studio tecnico a Roma. Svolge attività di consulente tecnico, progettista, direttore lavori e formatore, con esperienza pluriennale in ambito edilizio, catastale e urbanistico.Alessio Facciaè docente universitario e ricercatore in ambito finanziario e tecnologico. Esperto di intelligenza artificiale applicata al business, è autore di numerose pubblicazioni su AI generativa, contabilità e trasformazione digitale.

 

Danilo Carpentieri, Alessio Faccia | Maggioli Editore

L’intelligenza artificiale dove non si vede

Molti strumenti di AI che stanno emergendo nel mondo AEC non puntano tanto a generare forme o immagini, ma a organizzare e interpretare grandi quantità di informazioni di progetto. Il problema è noto a chi lavora in uno studio:

  • dettagli tecnici sparsi tra file diversi;
  • versioni multiple degli stessi documenti;
  • normative distribuite tra testi e aggiornamenti successivi;
  • conoscenze accumulate negli anni che restano chiuse negli archivi o nella memoria dei professionisti più esperti.

Alcune piattaforme stanno provando a trasformare questo materiale disperso in una base di conoscenza interrogabile, capace di recuperare informazioni dai progetti precedenti e collegarle a nuove richieste. In questo senso l’archivio dello studio cambia natura. Non è più soltanto un deposito di documenti, ma diventa una risorsa attiva che può aiutare a ricostruire decisioni tecniche, confrontare soluzioni e individuare precedenti utili.

Gran parte del sapere professionale, infatti, non sta nei manuali, ma nelle pratiche accumulate nel tempo – nei file, nei dettagli costruttivi, nei modelli riutilizzati, nelle soluzioni adottate in situazioni simili. L’AI funziona, in fondo, proprio su questa materia.

Dal database agli agenti operativi

Alcuni sviluppi vanno ancora oltre la semplice ricerca nei documenti. Sempre più spesso si parla di agenti AI: sistemi in grado di svolgere in autonomia una serie di operazioni preparatorie al lavoro del progettista. Per esempio:

  • cercare fornitori per un determinato materiale;
  • raccogliere schede tecniche e certificazioni;
  • inviare richieste di preventivo;
  • organizzare le risposte ricevute;
  • restituire un riepilogo comparativo pronto per la valutazione.

Non si tratta di sostituire il progettista nelle decisioni, ma di ridurre il tempo dedicato a attività ripetitive che precedono ogni scelta tecnica. In pratica, automatizzare quella parte di lavoro che oggi passa tra ricerche online, cartelle condivise, email e telefonate.

Una questione delicata: i dati di progetto

C’è però un aspetto che merita attenzione. Per funzionare bene, molti di questi sistemi devono accedere a grandi quantità di documenti interni allo studio: disegni, relazioni tecniche, capitolati, computi metrici, corrispondenza con clienti e consulenti. Si tratta spesso di materiale sensibile, che può includere informazioni economiche, dati proprietari o soluzioni tecniche sviluppate nel tempo.

Integrare l’intelligenza artificiale nei processi di studio significa quindi affrontare anche una questione di gestione dei dati: dove vengono elaborati, chi può accedervi, come vengono conservati.

Per questo motivo alcuni studi stanno iniziando a sviluppare strumenti interni, costruiti direttamente sui propri archivi e ospitati su infrastrutture locali. In altri casi, la scelta più prudente è utilizzare piani professionali a pagamento delle principali piattaforme di AI, che garantiscono che i dati caricati non vengano utilizzati per addestrare i modelli.

Meno tempo a cercare, più tempo a decidere

Se queste tecnologie continueranno a svilupparsi, il loro impatto più significativo potrebbe non riguardare la forma degli edifici. Potrebbe riguardare il modo in cui gli studi organizzano il proprio sapere.

Gran parte del lavoro di progettazione consiste nel cercare informazioni già prodotte: un dettaglio risolto in un progetto precedente, una norma aggiornata, una scheda tecnica, una soluzione adottata in un caso simile.

Se questi contenuti diventano accessibili e interrogabili in modo più intelligente, il risultato non è solo un aumento di produttività. Significa anche rendere più visibile quella rete di conoscenze che sostiene ogni progetto: decisioni passate, pratiche consolidate, compromessi tecnici.

Nelle prossime puntate

Nei prossimi articoli di questa rubrica proveremo ad entrare più nel merito di questi sviluppi. In particolare parleremo di agenti AI e di come alcuni studi stanno iniziando a integrarli nelle proprie attività quotidiane: dalla ricerca di materiali alla gestione della documentazione tecnica.

Non si tratta di scenari futuristici, ma di sperimentazioni già in corso. E probabilmente nei prossimi anni sarà proprio in questi spazi meno visibili – tra archivi, procedure e flussi informativi – che si giocherà una parte importante della trasformazione del lavoro degli architetti.

La rubrica settimanale “Architectural Prompting” è a cura degli esperti Luciana MastroliaGiovanna Panucci e Andrea Tinazzo
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Dottoranda in Architettura, Storia e Progetto presso il Politecnico di Torino, è attivamente coinvolta in progetti che esplorano il ruolo del progetto architettonico nei processi di trasformazione della città, e l’evoluzione della professione architettonica in risposta ai pro…Continua a leggere

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