Cemento e città: il progetto “Cemento Vivo” tra tecnica, architettura e paesaggio urbano

Alla Milano Design Week 2026 Heidelberg Materials ha esplorato il ruolo del cemento con un reportage tra Milano e Bari, tra innovazione dei materiali e cultura del costruito.

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In occasione della Milano Design Week 2026, Heidelberg Materials, insieme a Urbanfile, ha presentato Cemento Vivo, un progetto che ha proposto una lettura tecnica e culturale del cemento nel costruito contemporaneo.

L’iniziativa si è sviluppata attraverso un reportage fotografico di tredici scatti realizzati dal fotografo Davide Canella (Busto Arsizio, 1999) tra Milano e Bari, due contesti urbani differenti ma accomunati da un uso determinante del cemento nello sviluppo delle città. L’obiettivo del progetto non è estetico, ma analitico: indagare il materiale come elemento strutturale, funzionale e simbolico. La mostra è stata ospitata presso Monte Rosa 91, complesso riqualificato su progetto di Renzo Piano, luogo emblematico per raccontare il valore della rigenerazione urbana e della qualità costruttiva.

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Indice

Il cemento come supporto e contenuto

Uno degli aspetti più rilevanti del progetto riguarda l’allestimento: le fotografie, in bianco e nero, sono stampate su pannelli rivestiti in microcemento bianco. Il materiale assume una doppia funzione: supporto fisico dell’immagine ed elemento narrativo che restituisce texture, porosità e comportamento alla luce.

La stampa su microcemento trasforma la fotografia in un oggetto tecnico-materico e mette in evidenza le potenzialità applicative del cemento anche in ambiti non strutturali, confermandone versatilità e capacità di integrazione nei linguaggi contemporanei. In questo contesto, Heidelberg Materials contribuisce con competenze e materiali, dimostrando come l’innovazione industriale, e in questo caso la ricerca sui sistemi cementizi, possa trovare applicazione anche in ambito culturale, mantenendo coerenza tecnica e qualità prestazionale.

Metodo fotografico e approccio progettuale

Il lavoro di Canella si distingue per un approccio rigoroso, coerente con la logica del progetto architettonico. Le immagini sono realizzate con banco ottico e grande formato, utilizzando pellicola e cavalletto e privilegiando lentezza, controllo e precisione. Gli scatti, spesso eseguiti all’alba o al tramonto, valorizzano le geometrie strutturali, le superfici e i giunti, e il comportamento del materiale alla luce radente.

Il cemento viene così osservato come infrastruttura della città, elemento che rende possibile densificazione, sviluppo e complessità urbana.

Milano e Bari: due modelli urbani a confronto

Il progetto, come accennato, utilizza Milano e Bari come casi studio. Milano rappresenta un modello di città verticale e stratificata, caratterizzata da sovrapposizioni funzionali e ibridazioni architettoniche. Bari, invece, evidenzia un’evoluzione più legata al rapporto tra infrastruttura e tessuto urbano, in cui il cemento dialoga con materiali storici come il tufo.

In entrambi i contesti, il cemento emerge come elemento di continuità, capace di adattarsi a linguaggi, epoche e funzioni differenti.

Gli scatti: architettura e infrastruttura come racconto urbano

Le fotografie selezionano alcuni elementi emblematici del rapporto tra cemento e città. A Milano, il progetto ha incluso icone come la Torre Velasca, analizzata nei dettagli strutturali, il sistema architettonico della Fondazione Prada e le stratificazioni urbane visibili da piazza Gae Aulenti, fino alla monumentalità della chiesa di San Giovanni Bono, esempio di architettura brutalista.

A Bari, l’attenzione si concentra su infrastrutture e paesaggio urbano, come il Ponte Adriatico, lo stadio San Nicola di Renzo Piano e le strutture del porto, dove il cemento dialoga con il contesto sociale e produttivo.

Nel complesso, gli scatti restituiscono una lettura tecnica e visiva del cemento come struttura portante dello spazio urbano. Eccone alcuni:

Cemento e città: il progetto "Cemento Vivo" tra tecnica, architettura e paesaggio urbano Fondazione Prada DAVIDE CANELLA X HEIDELBERG MATERIALS
Fondazione Prada, Davide Canella per Heidelberg Materials
Cemento e città: il progetto "Cemento Vivo" tra tecnica, architettura e paesaggio urbano Torre Velasca DAVIDE CANELLA X HEIDELBERG MATERIALS
Torre Velasca, Davide Canella per Heidelberg Materials
Cemento e città: il progetto "Cemento Vivo" tra tecnica, architettura e paesaggio urbano Ponte Adriatico CEMENTO VIVO DAVIDE CANELLA X HEIDELBERG MATERIALS
Ponte Adriatico, Davide Canella per Heidelberg Materials
Cemento e città: il progetto "Cemento Vivo" tra tecnica, architettura e paesaggio urbano Mano su cemento CEMENTO VIVO DAVIDE CANELLA X HEIDELBERG MATERIALS1
Mano su Cemento, Davide Canella per Heidelberg Materials

Materiale, ricerca e visione industriale

Cemento Vivo si inserisce nella strategia di Heidelberg Materials orientata allo sviluppo di soluzioni cementizie performanti e sostenibili. Il progetto dimostra come il cemento possa essere interpretato non solo come materiale da costruzione, ma come elemento capace di connettere tecnica, architettura e paesaggio urbano.

Un approccio che riflette una visione industriale in cui innovazione, qualità e responsabilità ambientale contribuiscono alla trasformazione delle città.

Per ulteriori informazioni
heidelbergmaterials.it

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Il rapporto fra fotografia, architettura e veduta urbana è antico quanto l’invenzione stessa della fotografia. La prima immagine ‘fotografica’ della storia, databile al 1826 o 1827, rappresenta la veduta da una finestra della casa familiare di Niépce, i primi daguerrotipi di Daguerre e i primi calotipi di Talbot sono vedute urbane. Nel corso del periodo considerato tale rapporto è andato sviluppandosi e articolandosi grazie alle capacità di interpretazione dei fotografi – pionieri elitari, professionisti, amatori – e anche interagendo con i mutamenti del gusto e dell’immaginario collettivo. Perseguendo una stretta interazione fra testi e immagini, fra ricostruzione storica e lettura critica delle opere, gli autori indagano la storia di questi rapporti. Dunque un libro di riferimento ma anche una guida a saper vedere la fotografia.  Le immagini di Niépce, di Daguerre, di Talbot, hanno un enorme valore iconico non soltanto e non tanto perché sono le ‘prime fotografie’, ma perché riassumono meglio dell’oceano di fotografie che seguirono la specificità rivoluzionaria dell’immagine fotografica. Sono infatti dimostrazione della fedeltà senza precedenti dell’immagine al reale e al tempo stesso della impossibilità di una totale fedeltà perché una parte della realtà è alterata. Le ambiguità – il moltiplicarsi delle ombre portate nell’immagine di Niépce – e le assenze – la folla dei boulevard in quelle di Daguerre e di Talbot – sottraggono all’immagine gradi di fedeltà al reale e al tempo stesso le conferiscono un’aura. Nel momento stesso in cui si riproduce fedelmente la realtà, il fatto che essa sia parziale e che ne sia un istante immobilizzato ne costituisce un tradimento o per meglio dire una trasfigurazione. Lo compresero – chi consapevolmente chi inconsapevolmente – i primi fotografi, che erano perlopiù pittori-fotografi. E giustamente la fotografia deve essere considerata un’arte perché l’essenza dell’arte è trasfigurazione, sublimazione, assolutizzazione della realtà.  Ciò che del resto fa della fotografia uno straordinario alimento dell’immaginario collettivo è il fatto che essa non soltanto riproduca la realtà delle forme, ma che essa produca una forma di realtà altra. Giovanni FanelliE’ nato a Firenze. È stato professore ordinario di Storia dell’Architettura presso l’Università degli Studi di Firenze. È autore di numerose opere di storia urbana, di storia dell’architettura, di storia della grafica e di storia della fotografia. In quest’ultimo ambito disciplinare si segnalano: Lucca, spazio e tempo dall’Ottocento a oggi, Lucca 1973 (con G. Bedini); Anton Hautmann. Firenze in stereoscopia, Firenze 1999; L’anima dei luoghi. La Toscana nella fotografia stereoscopica, Firenze 2001; L’immagine di Pisa nell’opera di Enrico Van Lint pioniere della fotografia, Firenze 2004; Toscana scomparsa. Attraverso la fotografia dell’Ottocento e del Novecento, Firenze 2005; L’Italia virata all’oro. Attraverso le fotografie di Giorgio Sommer, Firenze 2007; Storia della fotografia di architettura, Roma-Bari 2009 (ed. riveduta e ampliata in lingua francese, Lausanne 2017); Robert Rive, Firenze 2010 (con la coll. di B. Mazza); La France près du coeur. Photographies en carte-de-visite 1854-1900, La Crèche 2010; Alphonse Bernoud, Firenze 2012 (con B. Mazza); Paris animé, Paris instantané. Photographies stéréoscopiques 1850-1900, Lille-Rennes 2014 (con B. Mazza); Roma, Portrait of a City, Köln 2018; Il ‘Bel Paese’ alla lente d’ingrandimento. Fotografie dell’Otttocento, Firenze 2019 (con B. Mazza). È stato direttore scientifico della Fondazione Ragghianti. È condirettore delle serie «Gli architetti » e «Guide all’architettura moderna» degli Editori Laterza. È curatore del sito internet www.historyphotography.org.Barbara MazzaE’ nata a Bolzano. È laureata in Architettura e dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica. Fra le sue pubblicazioni si segnalano: Una presenza ignorata: Enrico Van Lint fotografo a Lucca, «Quasar», n. 17, gennaio-giugno 1997; Lucca, storia della fotografia e storia della città, «Quasar», n. 19, 1998; Luigi Carrara fotografo ‘fin-de-siècle’ a Lucca, «AFT», n. 29, 1999; La casa colonica in Toscana. Le fotografie di Pier Niccolò Berardi alla Triennale del 1936, Firenze 1999 (con G. Fanelli); Le Corbusier e la fotografia. La vérité blanche, Firenze 2002; Lucca, iconografia fotografica della città, Lucca 2003 (con G. Fanelli); Ferrier père et fils, Ch. Soulier, le campagne fotografiche in Italia, «Storia dell’Urbanistica/ Toscana», n. XII, 2007; Italie: dans le miroir de la photographie au XIXe siècle: Le Grand Tour, Paris 2013 (con G. Fanelli); Daguerréotype et calotype. La restauration de Notre Dame de Paris, Firenze 2019. Ha curato, in collaborazione con altri, alcune mostre e i relativi cataloghi. È chargé de cours a Cergy Paris Université.

 

Giovanni Fanelli, Barbara Mazza | Maggioli Editore 2022

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