Ecologia del costruire: green, eco, bio… Che greenwashing!

In questo nuovo contributo della rubrica “Ecologia del costruire”, l’architetto Roberto Sacchi ci parla del linguaggio della sostenibilità in edilizia e dei rischi del greenwashing.

Roberto Sacchi 19/02/26
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Green, verde, eco, bio, rinnovabile, riciclabile, sono prefissi e aggettivi identificativi che vanno di gran moda oggi, soprattutto l’aggettivo “sostenibile“. Green è un termine di derivazione anglosassone che significa “verde” e viene adottato in molteplici contesti col preciso scopo di tranquillizzare la mente. Da un punto di vista psicologico, infatti il colore verde avvicina il pensiero alla natura, all’erba, alle piante, a quell’ambiente naturale in cui ritroviamo benessere armonia e serenità, lontano dal caos delle città. Basta pronunciarlo semplicemente che si visualizza l’immagine della natura e di qualcosa di sano.
 
Nel contesto dei materiali costruttivi gli aggettivi “riciclabile” e “rinnovabile” sono spesso usati per evidenziare la bontà di un particolare prodotto edilizio, che non inquina e che, per questo motivo è “amico dell’ambiente”. Ma entrambi questi aggettivi vengono adottati frequentemente ed erroneamente come identificativi di uno stesso messaggio, in cui prevale lo stesso significato attribuito.
 
Anche i prefissi “eco” e “bio“, collegati ad altri termini nel contesto delle costruzioni, servono a identificare prodotti salubri, sicuri, compatibili con la biologia umana e animale e che non provocano alterazioni né biologiche e nemmeno ambientali. Si tratta dunque di prefissi e aggettivi adottati per convincere la massa dei consumatori sulla bontà, o meglio sulla salubrità, di un particolare prodotto in commercio. Peccato che, nella realtà, tutto questo non sempre corrisponde alla verità.

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Indice

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VOLUME

Progettare e costruire case green

Questo testo tecnico, aggiornato alla recente Direttiva EPBD (c.d. Case Green), fornisce informazioni su come si progetta e si costruisce una casa green, dalle fondazioni al tetto. L’opera è strutturata in capitoli, che fanno riferimento alle singole parti componenti costruttive dell’edificio, come le fondazioni, le pareti, il tetto, i solai, ecc.Gli elementi costruttivi e i materiali sono analizzati distinguendo le loro componenti bioedii e sostenibili, considerando che i due termini non sono sinonimi dello stesso concetto. Rappresenta il più recente e completo tentativo di sistematizzazione delle conoscenze, delle tecniche e dei materiali rappresentativi di un approccio “green” all’edilizia.Ma la bioedilizia non è semplicemente “l’arte del costruire secondo natura”. Come evidenzia l’Autore: La casa green, come ogni altra forma costruttiva, è basata su mediazioni, ovvero sull’accettazione anche di quei materiali e quelle tecnologie non propriamente derivati dalla natura, ma che costituiscono una conditio sine qua non, perché non hanno una valida alternativa “naturale” e quindi sono indispensabili al raggiungimento di uno scopo preciso.Operare green o in bioedilizia non vuol dire quindi rifiutare ed escludere a priori i materiali di sintesi, ad esempio, ma, al contrario, ottimizzarne l’uso.L’opera, quindi, per la sua completezza, il rigore scientifico e la trattazione mai astratta, guida il lettore in un appassionante percorso tecnico ed etico per imparare a progettare e costruire case sostenibili, green ed ecologiche.Roberto Sacchiarchitetto libero professionista, titolare dello studio Cultura&Ambiente, consulente CasaClima ed esperto in ecologia dell’architettura, con esperienza ultratrentennale nello studio dei materiali e degli isolanti in edilizia. Co-fondatore dell’INDEP (Istituto Nazionale di Diagnostica e Patologia Edilizia), dal 2005 svolge attività di docenza al Master Polis Maker del Politecnico di Milano.

 

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Il concetto di Greenwashing

È disarmante assistere, ad esempio, alla facilità con cui vengono utilizzati questi aggettivi e questi prefissi identificativi, confondendone i reali significati, annunciati spesso erroneamente come sinonimi reciproci o inseriti in particolari contesti discutibili, ma in realtà orientati a creare soltanto confusione nella mente degli utenti finali. E forse l’uso improprio di questi termini ha solo il preciso scopo di illudere della bontà delle proposte, nascondendo la verità sotto mentite spoglie.
 
Questo modo di confondere i significati rientra nel cosiddetto “greenwashing“, termine anglosassone che identifica quella strategia di informazione ingannevole con cui, sotto l’egida di slogan come eco, bio o eco-biosostenibile, ecc., si nascondono intenzioni speculative, atteggiamenti di marketing eticamente scorretti in cui gli impatti negativi vengono omessi al solo scopo di trarre vantaggi dalla sensibilità dei consumatori, ma senza fornire alcun vantaggio oggettivo verso l’ambiente.
 
Posso comprendere l’ignoranza della persona comune (ignoranza nel senso che ignora il reale significato), circa l’inappropriato utilizzo di queste espressioni, ma ciò che non riesco a concepire è la facilità con cui il tecnico edile utilizza i ben noti prefissi eco, bio, ecc., fidandosi di ciò che gli viene propinato dalle eco mediatiche, dai produttori di materiali, così come dal mercato edile.
 
Ma la distorsione più grave è di non saper riconoscere il significato di ogni termine o l’abbinamento di ogni prefisso, confondendoli, quando in realtà ogni termine ha il proprio significato. In questo modo si fa controcultura e distorsione della realtà.

Il vero significato di questi termini

Nel contesto del mercato dei materiali costruttivi – ma potrebbe essere in qualunque altro contesto – è necessario, quanto onesto, dare il giusto significato a questi termini.
 
Pertanto, quando un materiale può definirsi ecologico? Quando il suo impatto sull’ambiente è minimo nel suo ciclo di vita, ovvero quando non altera l’eco-sistema, inteso come sistema biologico di una data area, che interagisce in un particolare contesto morfologico e ambientale.
 
Quando possiamo definire un materiale bio-compatibile? Quando rispetta la salute umana e animale. La biocompatibilità di un materiale, infatti, è la sua capacità intrinseca di interagire positivamente con l’ambiente che lo ospita, senza provocare reazioni immunitarie di natura reattiva.
 
Quando un materiale può dirsi rinnovabile? Quando per propria natura può ricrescere e rigenerarsi, rendendosi disponibile in futuro, per svolgere la medesima funzione ed essere quindi riutilizzato per il medesimo scopo.
 
Quando un materiale è riciclabile? Quando, come prodotto di scarto, non può essere reimpiegato come materia prima di base, ma può nuovamente essere utilizzato in processi produttivi di natura diversa, per altri scopi.
 
Quando un materiale è sostenibile? In parole povere, quando non incide sull’impronta ecologica del Pianeta, quando è sempre disponibile anche per le future generazioni e racchiude in sé tutti i prefissi citati, ovvero è un materiale riciclabile, rinnovabile, compostabile, biodegradabile e longevo.

Sostenibilità: il quadro di riferimento

Soffermiamoci un momento su quest’ultima definizione di “sostenibile”, forse l’aggettivo più utilizzato oggi in tutti i campi e, al contempo quello più abusato e oggetto di greenwashing
 
Per comprendere appieno il suo significato, è necessario specificare meglio il concetto di “sviluppo sostenibile“, così come enunciato da Gro Harlem Brundtland* nel 1987, oltre che il significato di “impronta ecologica“. Sostenibilità deriva dall’originale sviluppo sostenibile, definito come “lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri“. 

Un concetto molto chiaro che si traduce semplicemente in: “non sprecare le risorse che non sono rigenerabili perché la natura non può fornirle in continuità” e quindi, nella pratica quotidiana, occorre utilizzare materiali che potranno essere resi disponibili anche per i nostri figli, per i nostri nipoti e per tutte le generazioni future

L’impronta ecologica è invece un indicatore complesso che viene utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali, rispetto alla capacità del Pianeta Terra di rigenerarle. Sostenibilità e impronta ecologica sono due concetti chiari e diretti che viaggiano sempre a braccetto nei discorsi sull’ecologia, sia quella che riguarda l’ambiente naturale, sia l’ecologia antropizzata delle aree urbane.

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Roberto Sacchi

Architetto, cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, si è laureato nel 1984 al PoliMI ed è libero professionista da quasi 40 anni, titolare dello studio Cultura&Ambiente. Ha frequentato uno dei primi corsi di ecologia in architettura nel 1990, diplomando…Continua a leggere

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