Una volta definite le componenti di una malta da intonaco, e le eventuali criticità ad esse riconducibili, al fine di determinare le cause predisponenti e scatenanti i fenomeni di degrado “patologico”, che possono minarne l’integrità e il fisiologico decadimento, occorre, quale passo successivo, analizzare i fattori che competono al supporto.
Ancor prima di procedere con la realizzazione dell’intonaco, le superfici, sulle quali questo dovrà essere applicato (pareti o soffitti), devono assolvere a specifiche prerogative che, laddove trascurate già in fase progettuale, possono concorrere all’innesco di dinamiche di degrado.
Una compiuta analisi, pertanto, non può prescindere dai seguenti ambiti di indagine:
- stato igrometrico e degrado del supporto e degli intonaci;
- resistenza del supporto e quadro fessurativo a danno dell’intonaco;
- irregolarità, fuori piombo e spessori di intonaco.
Stato igrometrico del supporto
Per poter eseguire la corretta diagnosi dei fenomeni di degrado “patologico” a carico degli intonaci occorre, innanzitutto, definire le interazioni tra l’acqua (quale elemento, nelle sue varie forme: liquida, vapore, ghiaccio, in grado di innescare, per sua natura, il decadimento precoce del rivestimento) e l’involucro edilizio (murature e solai).
L’umidità e gli effetti di degrado sugli intonaci
Gli intonaci, già all’atto della loro applicazione (su murature o solai), sono sottoposti ad un incessante lavoro da parte delle forze esterne (si pensi, ad esempio a forza di gravità, eventi meteorici, movimenti del supporto, ecc.) che, nel tempo, ne provocano il decadimento.
Lo strato di malta pietrificata, applicato sul muro o su un solaio, può essere assimilato ad un sistema polifase (solido, gassoso (pori), e liquido (eventuale acqua presente nei pori)), caratterizzato da una elevata forza di legame, fornitagli dal legante (calce, cemento, ecc.), il cui equilibrio termodinamico mira alla riduzione dell’energia totale, riportando, la malta, al suo stato primordiale (sabbia inconsistente) mediante dinamiche irreversibili di “disaggregazione intergranulare”.
L’acqua, quando viene a contatto con i materiali da costruzione, innesca, in maniera preponderante, i fenomeni di alterazione (che spesso agiscono in maniera sinergica: concause), intesi come causa del processo termodinamico che porta ad un aumento di entropia del sistema per via dell’aumento del “grado di disordine” tra e delle fasi costituenti la matrice di intonaco.
L’acqua, e le eventuali sostanze da questa veicolate (sali solubili, sostanze gassose, particolato), è in grado di innescare, quale agente chimico, le dinamiche di trasporto, di deposito, di contatto tra tali sostanze e i materiali da costruzione.
Le azioni di degrado, riconducibili all’acqua, sono, essenzialmente, di tipo “chimico” e “fisicomeccanico”.
Gli effetti del degrado, sugli intonaci, riconducibili all’acqua possono essere classificati come:
- effetto sulla resistenza (riduzione delle caratteristiche di coesione e adesione);
- effetto igrotermico (modifica delle prestazioni termiche e igrometriche);
- effetto igienico (proliferazione di spore e muffe nonché di agenti patogeni in ambienti umidi);
- effetto estetico (quadri fessurativi, macchie, croste, patine, efflorescenze, disgregazione).
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