Ecologia del costruire: prati verdi naturali o sintetici?

In questo nuovo contributo della rubrica “Ecologia del costruire”, l’architetto Roberto Sacchi analizza prestazioni, impatti ambientali e criticità dei prati sintetici rispetto alle superfici vegetali naturali.

Roberto Sacchi 23/07/26
Scarica PDF Stampa

L’erba sintetica ha origini americane, nasce infatti negli Stati Uniti nei primi anni ’60 dagli studi di un gruppo di ricercatori dell’Università del North Carolina. La produzione inizia nel 1965, con il primo prato artificiale posato sulla superficie coperta dello stadio Astrodome di Houston, in Texas, ma la vera produzione si avvia negli anni ’70 con la sostituzione di numerosi prati naturali, con erba sintetica, in molti stadi di baseball e di rugby, tra gli USA e il Canada.
 
In Europa arriva negli anni ’80, diffondendosi dapprima in Gran Bretagna, mentre in Italia giunge nei primi anni 2000, per la prima volta posato nello Stadio Silvio Piola di Novara, per poi essere accettato nel 2011 anche in altri stadi di calcio di serie A, tra cui lo Stadio Dino Manuzzi di Cesena e il Mapei Stadium di Reggio Emilia. 

>> Vorresti ricevere articoli come questo? Clicca qui, è gratis

Indice

Suggeriamo:

VOLUME

Progettare e costruire case green

Questo testo tecnico, aggiornato alla recente Direttiva EPBD (c.d. Case Green), fornisce informazioni su come si progetta e si costruisce una casa green, dalle fondazioni al tetto. L’opera è strutturata in capitoli, che fanno riferimento alle singole parti componenti costruttive dell’edificio, come le fondazioni, le pareti, il tetto, i solai, ecc.Gli elementi costruttivi e i materiali sono analizzati distinguendo le loro componenti bioedii e sostenibili, considerando che i due termini non sono sinonimi dello stesso concetto. Rappresenta il più recente e completo tentativo di sistematizzazione delle conoscenze, delle tecniche e dei materiali rappresentativi di un approccio “green” all’edilizia.Ma la bioedilizia non è semplicemente “l’arte del costruire secondo natura”. Come evidenzia l’Autore: La casa green, come ogni altra forma costruttiva, è basata su mediazioni, ovvero sull’accettazione anche di quei materiali e quelle tecnologie non propriamente derivati dalla natura, ma che costituiscono una conditio sine qua non, perché non hanno una valida alternativa “naturale” e quindi sono indispensabili al raggiungimento di uno scopo preciso.Operare green o in bioedilizia non vuol dire quindi rifiutare ed escludere a priori i materiali di sintesi, ad esempio, ma, al contrario, ottimizzarne l’uso.L’opera, quindi, per la sua completezza, il rigore scientifico e la trattazione mai astratta, guida il lettore in un appassionante percorso tecnico ed etico per imparare a progettare e costruire case sostenibili, green ed ecologiche.Roberto Sacchiarchitetto libero professionista, titolare dello studio Cultura&Ambiente, consulente CasaClima ed esperto in ecologia dell’architettura, con esperienza ultratrentennale nello studio dei materiali e degli isolanti in edilizia. Co-fondatore dell’INDEP (Istituto Nazionale di Diagnostica e Patologia Edilizia), dal 2005 svolge attività di docenza al Master Polis Maker del Politecnico di Milano.

 

Roberto Sacchi | Maggioli Editore 2024

I vantaggi apparenti del prato sintetico

L’erba sintetica, oggi, è vista con grande favore in molte attrezzature sportive, nei campi di calcio comunali, parrocchiali, ma anche in molti giardini privati. Il motivo principale di tanto successo è la sua resistenza al tempo e l’assenza, apparente, di manutenzione. I materiali componenti di base dell’erba sintetica sono il Polietilene (PE) e il Polipropilene (PP), qualche volta uniti, oppure separati per la medesima funzione.

Il Polietilene conferisce ai fili d’erba caratteristiche di morbidezza, resistenza alle abrasioni e alle intemperie, capacità di drenaggio e di memoria sintetica, che è quella caratteristica con cui ogni filo d’erba tende a riprendere la propria posizione originale, anche dopo molteplici azioni di schiacciamento. Il Polipropilene, invece, ha caratteristiche opposte, ottiene una maggior rigidezza che contrasta e bilancia l’eccessiva morbidezza del Polietilene, oltre che conferire una colorazione più stabile nel tempo.

La procedura esecutiva di un prato sintetico comprende uno scavo, un riempimento di sabbia silicea e la posa di uno strato di riciclato plastico (tipo PFU), derivato dalla frantumazione degli pneumatici dismessi, che – nei campi sportivi – ha lo scopo di migliorare il rimbalzo del pallone da gioco e di assorbire gli urti delle cadute dei giocatori. 

Da un punto di vista prestazionale polietilene e polipropilene sono ottimi materiali resistenti che, come accennato, consentono apparentemente di attuare una limitata manutenzione nel tempo. Purtroppo però le caratteristiche favorevoli terminano qui, se si tiene conto degli innumerevoli elementi controversi che raramente vengono mostrati.

I costi ambientali nascosti del prato sintetico

La permanenza dell’erba sintetica sul terreno, l’esposizione alle intemperie nel tempo, l’usura da calpestio e la presenza del sottostante strato sciolto del materiale plastico, a diretto contatto col suolo, possono determinare infatti una massiccia dispersione di micro e nano plastiche nel terreno, oltre che di PFAS, chiamati anche inquinanti eterni, sostanze perfluoroalchidiche e polifluoroalchidiche con cui si determinano più di diecimila composti chimici sintetici idrorepellenti e oleorepellenti, e che rischiano di inquinare le falde acquifere, grazie al trasporto dell’acqua meteorica superficiale nelle profondità del terreno. È stato stimato che il rilascio di microplastiche da prati sintetici in Europa sia nell’ordine medio di 45.000 tonnellate annue[1].

Malgrado sussista la credenza che il prato sintetico non necessiti di alcuna irrigazione, è invece vero il contrario. È infatti necessario che sia frequentemente bagnato per mantenere intatta la sua durabilità. A contatto con gli UV la maggior parte dei prodotti plastici, anche quelli più resistenti, tende nel tempo a ridurre le proprie caratteristiche tecniche, soprattutto a causa dell’azione del calore e degli sbalzi termici

Allo stesso modo occorre sfatare il mito che il prato sintetico sia facilmente drenante. Infatti, con il compattamento degli strati sottostanti, integrati con i materiali plastici ammortizzanti, il drenaggio risulta più difficoltoso rispetto ad un prato naturale, che favorisce meglio il percolamento dell’acqua piovana nel terreno. Questo “freno all’acqua” determina purtroppo una certa predisposizione all’allagamento superficiale, rallentando l’assorbimento idrico negli strati sottostanti.

Un altro difetto dei prati artificiali è la facilità con cui si surriscalda nelle stagioni calde, contribuendo sensibilmente così alla formazione delle isole di calore, rispetto invece ad un prato naturale che mantiene fresco il substrato sottostante. In questa condizione, oltretutto, eventuali escrementi di animali (cani, gatti, uccelli di passaggio, ecc.) persistono sulla superficie, creando un grosso problema di igiene e l’obbligo di adottare frequentemente appositi disinfettanti per sanificare le superfici dei campi di gioco.

Il mantenimento superficiale dell’erba sintetica, di fatto, impedisce l’ossigenazione del terreno, riducendone la sua resistenza, a causa dell’assenza degli apparati radicali stabilizzatori delle graminacee. È stato infatti appurato che in presenza di un prato sintetico si assiste ad una erosione del substrato, dove la parte fertile, che si spinge fino a circa 50 cm in profondità, si inaridisce e si sterilizza.

Un ulteriore dettaglio negativo riguarda la perdita progressiva della sua caratteristica di resistenza a causa dei raggi solari, che portano il suolo a subire alte temperature persistenti. Per questo motivo le continue sollecitazioni nel tempo producono un progressivo indebolimento dei fili d’erba, provocando progressive fessurazioni e distacchi, oltre che la perdita della colorazione.

Mentre un prato vegetale rilascia ossigeno e cattura anidride carbonica, contribuendo anche all’abbattimento delle polveri di varie entità, il prato sintetico agisce all’opposto, impedendo l’evaporazione del terreno e la traspirazione. La presenza di un prato finto, soprattutto sulle grandi estensioni dei campi sportivi, determina poi l’assenza delle biodiversità che normalmente sono presenti in un prato di erba naturale, tra cui gli insetti, i lombrichi, gli imenotteri, i piccoli rettili, gli anfibi, i ricci, gli uccelli, venendo così a mancare un intero ecosistema.

In ultimo, ma non per importanza, è da considerare l’alto costo di smaltimento a fine vita del prato sintetico. Quando il prato è usurato e ha perso buona parte delle proprie caratteristiche di resistenza e di colorazione, lo smaltimento comporta l’intervento di personale specializzato, che deve tagliare a pezzi l’intera superficie, evitando la dispersione ambientale dei singoli elementi costituenti, per conferire poi il rifiuto ad una discarica che possa accettarlo, previo il versamento degli oneri di smaltimento, oppure ad un inceneritore per la sua termovalorizzazione.

Ecologia del costruire: prati verdi naturali o sintetici? 1
Differenza tra un’erba naturale e un prato sintetico (foto R. Sacchi)

Quando il prato sintetico può avere senso

In conclusione, tra mantenere un prato allo stato naturale e uno sintetico, esiste una grossa differenza dove, nel secondo caso, gli svantaggi sembrano superare i vantaggi, malgrado in apparenza sembri invece il contrario.

Un consiglio pratico che, personalmente, mi sento di dare a chi fosse interessato a sperimentarne l’uso, è di collocarlo dove si desidera simulare un effetto prato in condizioni fisiche impossibili, come ad esempio sul terrazzo di un condominio o sul lastrico solare di un tetto piano, badando bene, in questi casi, di controllare che non si creino dispersioni di frammenti plastici e che gli scarichi delle acque meteoriche siano mantenuti puliti e non ostruiti. Soltanto in questi casi si potrà beneficiare di un verde simulato, senza rischi ambientali e, probabilmente, con meno problemi di usura nel tempo. 

Ecologia del costruire: prati verdi naturali o sintetici? 2
Un prato sintetico su un balcone (foto R. Sacchi)

>> Se vuoi ricevere notizie come questa direttamente sul tuo smartphone iscriviti al nostro nuovo canale Telegram!

Note

[1] La European Chemicals Agency (ECHA) stima che ogni anno, in Europa, vengano disperse nell’ambiente tra le 18.000 e le 72.000 tonnellate di microplastica provenienti da prati artificiali.

Iscriviti alla newsletter Ecologia del costruire: prati verdi naturali o sintetici? aoqzlwlnnk1v21gh
Iscrizione completata

Grazie per esserti iscritto alla newsletter.

Seguici sui social


Roberto Sacchi

Architetto, cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, si è laureato nel 1984 al PoliMI ed è libero professionista da quasi 40 anni, titolare dello studio Cultura&Ambiente. Ha frequentato uno dei primi corsi di ecologia in architettura nel 1990, diplomando…Continua a leggere

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento