Ecologia del costruire: intervista a Fausto Redondo, pioniere della bioarchitettura

In questo contributo della rubrica “Ecologia del costruire”, l’architetto Roberto Sacchi dialoga con Fausto Redondo per ripercorrere l’evoluzione della bioarchitettura in Italia e riflettere su oltre trent’anni di progettazione, divulgazione e cultura dell’abitare sano.

Roberto Sacchi 11/06/26
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Fausto Redondo è un architetto bresciano che tra i primi in Lombardia si è interessato, già alla fine degli anni Ottanta, all’ecologia in architettura. Lo conobbi a Milano nei primi anni Novanta, quando era tra i docenti del primo corso che seguii su questo tema, organizzato dall’Istituto Uomo e Ambiente. Rammento ancora i concetti che espresse nel suo intervento e che mi entusiasmarono, al punto da spronarmi a proseguire con gli studi e a sperimentarli nella libera professione e nell’approfondimento culturale che mi ha segnato fino ad oggi. 

Dopo 35 anni, lo ritrovo ancora, ma questa volta per un confronto diretto, tirando le somme, rispetto al tempo passato.

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Progettare e costruire case green

Questo testo tecnico, aggiornato alla recente Direttiva EPBD (c.d. Case Green), fornisce informazioni su come si progetta e si costruisce una casa green, dalle fondazioni al tetto. L’opera è strutturata in capitoli, che fanno riferimento alle singole parti componenti costruttive dell’edificio, come le fondazioni, le pareti, il tetto, i solai, ecc.Gli elementi costruttivi e i materiali sono analizzati distinguendo le loro componenti bioedii e sostenibili, considerando che i due termini non sono sinonimi dello stesso concetto. Rappresenta il più recente e completo tentativo di sistematizzazione delle conoscenze, delle tecniche e dei materiali rappresentativi di un approccio “green” all’edilizia.Ma la bioedilizia non è semplicemente “l’arte del costruire secondo natura”. Come evidenzia l’Autore: La casa green, come ogni altra forma costruttiva, è basata su mediazioni, ovvero sull’accettazione anche di quei materiali e quelle tecnologie non propriamente derivati dalla natura, ma che costituiscono una conditio sine qua non, perché non hanno una valida alternativa “naturale” e quindi sono indispensabili al raggiungimento di uno scopo preciso.Operare green o in bioedilizia non vuol dire quindi rifiutare ed escludere a priori i materiali di sintesi, ad esempio, ma, al contrario, ottimizzarne l’uso.L’opera, quindi, per la sua completezza, il rigore scientifico e la trattazione mai astratta, guida il lettore in un appassionante percorso tecnico ed etico per imparare a progettare e costruire case sostenibili, green ed ecologiche.Roberto Sacchiarchitetto libero professionista, titolare dello studio Cultura&Ambiente, consulente CasaClima ed esperto in ecologia dell’architettura, con esperienza ultratrentennale nello studio dei materiali e degli isolanti in edilizia. Co-fondatore dell’INDEP (Istituto Nazionale di Diagnostica e Patologia Edilizia), dal 2005 svolge attività di docenza al Master Polis Maker del Politecnico di Milano.

 

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Dagli anni Ottanta a oggi

Roberto Sacchi: Fausto, nel 1988 hai fondato il tuo studio Architettura& Ambiente, utilizzando un titolo diretto e riconoscibile che riportava ai valori di quell’architettura che in seguito si sarebbe riconosciuta con il nome di bioarchitettura, coniata dal compianto Ugo Sasso. Se tu dovessi tracciare un filo rosso di collegamento tra l’entusiasmo dei tuoi primi tempi e il risultato odierno, riguardo alle aspettative che avevi, ritieni di essere stato ripagato dai risultati ottenuti?
Inoltre, sono più di trent’anni che divulghi il pensiero ecologico in architettura, agli inizi con la tua associazione La Casa Ecologica, in seguito con i seminari, gli incontri, le interviste, e in ultimo con i tanti video su YouTube. Qual è stata la miccia che ti ha spinto a impegnare il tuo tempo per divulgare conoscenza? 

Fausto Redondo: Quello che hai introdotto mi lusinga e mi dà molta soddisfazione: è bello sapere di aver lasciato qualcosa su cui altri abbiano potuto costruire e sviluppare un proprio percorso. La tua prima domanda è molto profonda. Posso dirti che ho sempre creduto fortemente nel concetto di bioarchitettura, ovvero nella possibilità di mettere in relazione edilizia, salute e rispetto per l’ambiente.
Già negli anni ’80 avevo approfondito con grande interesse i temi dell’ecologia del costruire e dell’abitare, estendendo questa visione anche all’alimentazione sana e al rapporto con la natura: per me era tutto parte di un unico sistema. Questa consapevolezza rappresentava la mia vera “miccia”, che alimentava la curiosità, la voglia di fare e di divulgare. All’epoca, però, questi temi erano tutt’altro che diffusi: non si parlava né di risparmio energetico né di sostenibilità ambientale. Tra la fine degli anni ’80 e per tutti gli anni ’90 ho portato avanti un’intensa attività di divulgazione anche attraverso l’associazione La Casa Ecologica, con conferenze, articoli, interviste e corsi, ma le persone realmente sensibili erano poche.
All’inizio degli anni 2000 pubblicai anche un libro, La Casa Sana ed Ecologica, che raccoglieva e sintetizzava questi contenuti. Tuttavia, in un periodo di forte sviluppo economico, parlare di risparmio energetico e di uso consapevole delle risorse poteva risultare persino controproducente: si rischiava di essere etichettati come “avari” o, peggio ancora, come “ecologisti” in senso ideologico. È il prezzo da pagare quando si è precursori… Nonostante questo, l’entusiasmo e la convinzione nei principi della bioarchitettura mi hanno permesso di proseguire. Nel tempo ho incontrato committenze sensibili, sia private che pubbliche, con cui ho potuto progettare e realizzare interventi – ristrutturazioni, edifici e arredamenti – che ancora oggi, a distanza di decenni, dimostrano caratteristiche di sostenibilità e basso impatto ambientale. Questa è per me una grande soddisfazione!

Sensibilità ambientale, mercato e cultura del costruire

Roberto Sacchi: Bioedilizia e bioarchitettura sono fondamentalmente modi di approcciarsi alla costruzione con materiali rispettosi dell’ecosistema, nel primo caso, e mettendo al centro l’abitante, nel secondo caso. Per molti, ancora oggi, queste modalità di lavoro sono viste come una moda per pochi. Dopo le esperienze che hai vissuto nella libera professione nel confronto con i colleghi e i committenti, ritieni che ci sia ancora un certo ostruzionismo tecnico e culturale da parte del mondo edile ad accettare questa modalità di lavoro come un dato di fatto?  Inoltre, ritieni che al giorno d’oggi ci sia più sensibilità verso le problematiche ambientali in edilizia da parte del cliente? Che grado di consapevolezza ha il cliente che si approccia al tuo Studio tecnico

Fausto Redondo: Condivido pienamente la definizione che hai dato di bioedilizia e bioarchitettura. Oggi i tempi sono sicuramente più maturi: la normativa ha imposto una maggiore attenzione al rispetto dell’ambiente e all’efficienza energetica, e le persone hanno accesso immediato a informazioni e approfondimenti. C’è stato però un periodo, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, in cui la bioedilizia è stata interpretata – a mio avviso erroneamente – come una semplice moda. Questo ha contribuito a creare confusione e, forse, a condizionarne la diffusione. Ancora oggi, le persone realmente sensibili ai temi dell’eco-sostenibilità e della salubrità degli ambienti domestici, rappresentano una ristretta nicchia di mercato. Sono loro a rivolgersi a studi tecnici specializzati. Un limite importante resta il costo iniziale: un approccio sano ed ecosostenibile è spesso più oneroso rispetto al sistema costruttivo convenzionale. Questo porta, nella maggior parte dei casi, a fare “lo stretto indispensabile”, privilegiando ciò che è imposto dalla normativa e dalle disponibilità economiche, seguite dalle scelte estetiche e solo in ultima battuta dagli aspetti di salubrità ed eco-sostenibilità, quando vi è la consapevolezza.

Il “Dottore della Casa”: diagnosi, salubrità e benessere abitativo

Roberto Sacchi: Oggi sei conosciuto come il “Dottore della casa”, una definizione che contraddistingue il tuo lavoro di diagnosi dei problemi dell’abitazione, individuazione delle cause che generano malessere all’abitante e/o malfunzionamento delle parti edilizie e percorso di cura. Nel tuo ruolo ti occupi, tra le altre cosa, di ricerche sul gas Radon, influenze elettromagnetiche, sostanze volatili dannose in casa, ecc., discipline che un tempo venivano identificate come “geobiologia”, un termine quasi scomparso, ma che mi riporta ai temi che affrontavi quando ti conobbi. Ritieni che il tuo lavoro specialistico odierno sia la logica conseguenza del tuo percorso di divulgazione teorico riportato nella pratica della tua professione?

Fausto Redondo: La mia attività attuale è la naturale evoluzione del percorso iniziato con la divulgazione. Con il tempo ho sentito l’esigenza di occuparmi sempre più della diagnostica in edilizia, dove vi sono problemi reali delle abitazioni, e il loro impatto sulla salute. È in questo contesto che i miei clienti, mi hanno foggiato come il “Dottore della casa”: un professionista che non si limita a progettare o costruire, ma analizza, individua le cause di difformità costruttive e del malessere abitativo e definisce un percorso di “cura”, ovvero la soluzione alle problematiche riscontrate. Un riferimento importante della fase iniziale è stato quello della “geobiologia”, che già allora studiava il rapporto tra ambiente e benessere dell’uomo. Col tempo, il termine è stato in parte accantonato o frammentato in ambiti più specifici e scientificamente strutturati, ma i principi di base sono rimasti validi: comprendere come l’ambiente in cui viviamo possa influenzare la nostra salute.
Oggi questo approccio si è evoluto in modo più tecnico e misurabile, attraverso strumenti diagnostici e analisi scientifiche. Tra gli ambiti più importanti di questa attività di diagnosi, rientra lo studio del gas Radon, un inquinante naturale radioattivo, incolore e inodore, che può accumularsi negli ambienti chiusi e rappresentare un serio rischio per la salute. Il gas Radon è particolarmente insidioso e richiede un approccio diagnostico rigoroso. Accanto a questo, mi occupo anche di qualità dell’aria indoor, sostanze nocive V.O.C. e campi elettromagnetici, ovvero alcune delle condizioni che possono generare disagio o patologie negli abitanti. Questa attività è anche alla base dei contenuti divulgativi che ho sviluppato negli ultimi anni, in particolare attraverso i video del mio canale YouTube, dove ho cercato di informare e rendere accessibili temi complessi e spesso sottovalutati. In questi contributi spiego come riconoscere i segnali di una “casa malata” e quali strumenti adottare per migliorarne la salubrità. In definitiva, “Dottore della casa” è l’espressione concreta di un percorso iniziato molti anni fa: unire conoscenza tecnica, sensibilità ambientale e attenzione alla salute delle persone, per restituire all’abitare il suo significato più profondo di benessere e qualità della vita.
 
Roberto Sacchi: Fausto ti ringrazio per questo confronto e mi auguro che tu possa continuare nella tua professione con lo stesso spirito ed entusiasmo con cui hai iniziato il tuo percorso.

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Comunicato stampa del 1994 a firma di Fausto Redondo Architetto

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Roberto Sacchi

Architetto, cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, si è laureato nel 1984 al PoliMI ed è libero professionista da quasi 40 anni, titolare dello studio Cultura&Ambiente. Ha frequentato uno dei primi corsi di ecologia in architettura nel 1990, diplomando…Continua a leggere

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