Ecologia del costruire: quella volta che il sughero fu la mia ancora di salvezza

In questo nuovo contributo della rubrica “Ecologia del costruire”, l’architetto Roberto Sacchi racconta un’esperienza progettuale in cui il sughero – tra condizioni critiche di mercato, vincoli di cantiere e la volontà di fare scelte ecologiche – si è rivelato una soluzione efficace.

Roberto Sacchi 16/04/26
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Voglio raccontare un aneddoto capitatomi in epoca Superbonus 110%, quando i materiali costruttivi cominciavano a rincarare e, soprattutto, i materiali isolanti non si trovavano nel mercato edile. Un’epoca fortunatamente non più replicata e assolutamente da dimenticare, per i molti risvolti negativi che ha portato all’edilizia in Italia, riguardo agli interventi di bassa qualità, all’uso di materiali inappropriati, alla presenza di maestranze improvvisate e alla comparsa di una moltitudine di problemi a causa di opere malamente eseguite, molti dei quali necessiteranno di continue manutenzioni e dell’intervento di esperti patologi edili.
 
Il periodo era il 2020-2021, agli inizi del Superbonus, quando ancora non c’era molta chiarezza sulle procedure e molti tecnici ancora non se la sentivano di affrontare un’opera e rifuggivano da potenziali incarichi. In quel periodo mi capitò un cliente che aveva da tempo la necessità di riqualificare energeticamente la sua casa e, considerato il vantaggio economico che portava il Superbonus, si convinse (e mi convinse) ad intraprendere quell’avventura, che affrontai da solo per la ritrosia di tutti i colleghi a cui avevo proposto di dividere il lavoro e collaborare insieme.

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Progettare e costruire case green

Questo testo tecnico, aggiornato alla recente Direttiva EPBD (c.d. Case Green), fornisce informazioni su come si progetta e si costruisce una casa green, dalle fondazioni al tetto. L’opera è strutturata in capitoli, che fanno riferimento alle singole parti componenti costruttive dell’edificio, come le fondazioni, le pareti, il tetto, i solai, ecc.Gli elementi costruttivi e i materiali sono analizzati distinguendo le loro componenti bioedii e sostenibili, considerando che i due termini non sono sinonimi dello stesso concetto. Rappresenta il più recente e completo tentativo di sistematizzazione delle conoscenze, delle tecniche e dei materiali rappresentativi di un approccio “green” all’edilizia.Ma la bioedilizia non è semplicemente “l’arte del costruire secondo natura”. Come evidenzia l’Autore: La casa green, come ogni altra forma costruttiva, è basata su mediazioni, ovvero sull’accettazione anche di quei materiali e quelle tecnologie non propriamente derivati dalla natura, ma che costituiscono una conditio sine qua non, perché non hanno una valida alternativa “naturale” e quindi sono indispensabili al raggiungimento di uno scopo preciso.Operare green o in bioedilizia non vuol dire quindi rifiutare ed escludere a priori i materiali di sintesi, ad esempio, ma, al contrario, ottimizzarne l’uso.L’opera, quindi, per la sua completezza, il rigore scientifico e la trattazione mai astratta, guida il lettore in un appassionante percorso tecnico ed etico per imparare a progettare e costruire case sostenibili, green ed ecologiche.Roberto Sacchiarchitetto libero professionista, titolare dello studio Cultura&Ambiente, consulente CasaClima ed esperto in ecologia dell’architettura, con esperienza ultratrentennale nello studio dei materiali e degli isolanti in edilizia. Co-fondatore dell’INDEP (Istituto Nazionale di Diagnostica e Patologia Edilizia), dal 2005 svolge attività di docenza al Master Polis Maker del Politecnico di Milano.

 

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La scelta dei materiali e i primi problemi

Per mia fortuna si trattava di un cliente sensibile ai valori della (bio)edilizia, ovvero quella edilizia sana che prevede l’impiego di materiali naturali, non processati da eccessive manipolazioni antropiche. Si trattava del classico cliente che tutti gli architetti sensibili ai problemi ambientali vorrebbero, perché, da ecologista quale era, parlava il mio stesso linguaggio.
 
Il progetto non fu complesso e prevedeva l’isolamento dell’involucro attorno all’unità abitativa posta al primo piano di un edificio di due piani fuori terra, intervenendo con criteri passivi su pareti, pavimento e solaio del sottotetto agibile, parte all’esterno e parte all’interno. Il risultato avrebbe portato alla realizzazione di un involucro più performante, superando le famose due classi energetiche previste dalla norma. 
 
La scelta dei materiali e delle soluzioni fu semplice: tutti gli isolanti provenivano dal mondo vegetale e il cliente li accettò senza alcuna obiezione. Ma qui sorse il primo problema: il listino prezzi che si doveva considerare era quello dell’editrice DEI, che riportava un gran numero di materiali esterni al mondo dell’edilizia green e pochissimi materiali isolanti di natura vegetale e animale, per la maggior parte definiti anche da prezzi in opera completamente incongrui.
 
Poi sopraggiunse un secondo problema: il rincaro improvviso dei prezzi e l’oggettiva difficoltà a reperire i materiali, soprattutto gli isolanti termoacustici. Mentre il primo si riuscì a risolvere, il secondo costituì invece un grave problema per una particolare fornitura, malgrado fosse stato ampiamente anticipato l’ordinativo.

La ricerca di una soluzione alternativa

Il maggiore problema interessava l’isolamento dell’estradosso del solaio del sottotetto, che aveva un’altezza praticabile, con cui si doveva ottenere una superficie calpestabile, sulla quale era stato previsto un consistente strato di isolamento con un materiale di origine vegetale. Per semplicità costruttiva e un vantaggio economico, la soluzione originale prevedeva l’impiego di un materiale granulare, che avrebbe assunto stabilità propria semplicemente riversandolo sul piano del solaio e pressando meccanicamente lo strato composto, senza l’uso di acqua, né di alcun legante.
 
Purtroppo quel prezioso materiale isolante in granulato al momento della richiesta non era più disponibile e determinò il fermo del cantiere, con il conseguente spostamento del cronoprogramma ad un tempo ignoto. Spinto dalla necessità impellente di trovare una celere soluzione, ricordo che impegnai parecchi giorni in telefonate e contatti con fornitori e distributori di isolanti alla ricerca di un materiale alternativo, evitando di modificare il più possibile il progetto, col rischio di un rincaro dei costi. Tutto sembrava remare contro, nessun produttore e nessuna rivendita edile disponevano di materiali bioedili, e quei pochi rimasti erano stati oggetto di mostruosi attacchi economici speculativi.

Il sughero: una soluzione tecnica ed ecologica

Ma nella nebbia dell’incertezza e della paura di non trovare una valida soluzione, mi venne in aiuto un materiale antico, che ben conoscevo, che poco avevo adottato in passato, ma che comunque ritenevo essere validissimo nel contesto di interventi di questa natura: il sughero, nel formato granulare e nella consistenza alleggerita dalla tostatura. Un materiale naturale, con caratteristiche tecniche oltretutto migliorative rispetto alla soluzione originale di progetto e che, con l’aggiunta di una minima quantità di un prodotto stabilizzante, conferiva solidità al sistema d’isolamento, permettendo di mantenere la soluzione statica studiata. Il prodotto era disponibile fin da subito e oltretutto ad un costo analogo a quello previsto nel progetto, e quindi senza un evidente rincaro. 
 
Di questo trattamento non posso che ringraziare ancora oggi la Società fornitrice Tecnosugheri srl. Tra i tanti materiali isolanti di origine vegetale, il sughero granulare tostato è uno dei pochi che mantiene la propria totale naturalità, essendo utilizzabile privo di sostanze aggiunte, quali collanti e additivi vari. Come riempitivo di intercapedini, mantiene il proprio stato naturale. Aggregando i granuli naturali con un’azione contemporanea di pressatura e calore si realizzano pannelli compatti, grazie alla totale fuoriuscita della suberina, elemento collante naturale del sughero.
 
I granuli ottenuti dallo sfrido delle lavorazioni del pannello tostato, si possono poi amalgamare con l’aggiunta di un prodotto vetrificante stabilizzante, che conferisce loro solidità e stabilità, anche per realizzare forti spessori. Così facendo però ne viene compromessa in parte la naturalità, anche se il suo impiego costituisce un compromesso che è comune a molti altri isolanti di estrazione vegetale.
 
Sono infatti davvero pochi i materiali isolanti che possiamo definire puri al cento per cento. Molti di essi sono aggregati con collanti sintetici, anche se in minima parte, per conferire loro solidità e compattezza.  Ma, come dico spesso, anche la bioedilizia accetta compromessi mediatori, quando al materiale puro vengono aggregati composti estranei, magari anche di natura petrolchimica, pur di determinare particolari caratteristiche tecniche.

Ecologia del costruire: quella volta che il sughero fu la mia ancora di salvezza 11 Sughero sottotetto
Isolamento a pavimento di sughero granulare tostato, Stezzano (BG). Progetto e DL: arch. R. Sacchi (Foto Sacchi)

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Roberto Sacchi

Architetto, cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, si è laureato nel 1984 al PoliMI ed è libero professionista da quasi 40 anni, titolare dello studio Cultura&Ambiente. Ha frequentato uno dei primi corsi di ecologia in architettura nel 1990, diplomando…Continua a leggere

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