Ecologia del costruire: bioedilizia o edilizia?

In questa prima uscita della rubrica “Ecologia del costruire”, l’architetto Roberto Sacchi ci parla del significato e dei limiti della distinzione tra bioedilizia ed edilizia.

Roberto Sacchi 05/02/26
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Bioedilizia o Edilizia? Questo è il problema! Nella mente di molti costituisce una differenza che ipoteticamente presuppone una scelta tra due opposti sistemi costruttivi, oppure due diverse filosofie di approccio al progetto e alla costruzione.
 
Ma è proprio così? Esiste una sostanziale differenza tra l’edilizia cosiddetta tradizionale e la bioedilizia? C’è chi identifica la seconda come una moda del momento, mentre la prima è quasi per tutti la modalità costruttiva del “si è sempre fatto così”. Ma quindi qual è la sostanziale differenza tra questi due modi di fare edilizia?

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Progettare e costruire case green

Questo testo tecnico, aggiornato alla recente Direttiva EPBD (c.d. Case Green), fornisce informazioni su come si progetta e si costruisce una casa green, dalle fondazioni al tetto. L’opera è strutturata in capitoli, che fanno riferimento alle singole parti componenti costruttive dell’edificio, come le fondazioni, le pareti, il tetto, i solai, ecc.Gli elementi costruttivi e i materiali sono analizzati distinguendo le loro componenti bioedii e sostenibili, considerando che i due termini non sono sinonimi dello stesso concetto. Rappresenta il più recente e completo tentativo di sistematizzazione delle conoscenze, delle tecniche e dei materiali rappresentativi di un approccio “green” all’edilizia.Ma la bioedilizia non è semplicemente “l’arte del costruire secondo natura”. Come evidenzia l’Autore: La casa green, come ogni altra forma costruttiva, è basata su mediazioni, ovvero sull’accettazione anche di quei materiali e quelle tecnologie non propriamente derivati dalla natura, ma che costituiscono una conditio sine qua non, perché non hanno una valida alternativa “naturale” e quindi sono indispensabili al raggiungimento di uno scopo preciso.Operare green o in bioedilizia non vuol dire quindi rifiutare ed escludere a priori i materiali di sintesi, ad esempio, ma, al contrario, ottimizzarne l’uso.L’opera, quindi, per la sua completezza, il rigore scientifico e la trattazione mai astratta, guida il lettore in un appassionante percorso tecnico ed etico per imparare a progettare e costruire case sostenibili, green ed ecologiche.Roberto Sacchiarchitetto libero professionista, titolare dello studio Cultura&Ambiente, consulente CasaClima ed esperto in ecologia dell’architettura, con esperienza ultratrentennale nello studio dei materiali e degli isolanti in edilizia. Co-fondatore dell’INDEP (Istituto Nazionale di Diagnostica e Patologia Edilizia), dal 2005 svolge attività di docenza al Master Polis Maker del Politecnico di Milano.

 

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Bioedilizia ed edilizia “tradizionale”: definizioni a confronto

Se chiediamo ad un qualunque motore di ricerca di darci la definizione di “edilizia tradizionale”, la risposta che otterremo è che questa “si basa su metodi consolidati e materiali come cemento, mattoni, acciaio, legno, pietra e vetro, offrendo durabilità, robustezza, buone prestazioni sismiche e acustiche, grazie alla massa, ma può avere un impatto ambientale elevato (consumo risorse, CO2) e minore efficienza energetica rispetto alle soluzioni moderne, sebbene possa essere rinnovata con tecnologie “a secco” e prefabbricazione per migliorare sostenibilità e prestazioni” (da Google domanda: “edilizia tradizionale”).
 
Se chiediamo altresì di definire bioedilizia” la risposta che otteniamo è “un approccio sostenibile alla progettazione e costruzione di edifici che integra ambiente e salute umana usando materiali naturali (legno, paglia, argilla), tecniche a basso impatto e sfruttando energie rinnovabili (solare, geotermica) per creare spazi salubri, efficienti e in armonia col paesaggio, considerando l’intero ciclo di vita dell’edificio per minimizzare sprechi e inquinamento” (da Google domanda “definizione di bioedilizia”).
 
A parte l’impiego non propriamente corretto nel significato del termine “sostenibile”, l’associazione dell’edilizia moderna con la prefabbricazione (?) e l’indicazione dell’impiego di energie rinnovabili in un caso, quando in realtà è oggi un argomento comune in tutti i campi, in entrambe le definizioni troviamo elementi comuni e validi presupposti di base. Ma se analizziamo meglio nel dettaglio gli elementi che contraddistinguono la bioedilizia, troviamo che termini come rispetto dell’ambiente, salute umana, materiali naturali, non sono presenti nell’edilizia “tradizionale”. In questi tre termini sta infatti la grande differenza tra le due modalità di fare edilizia. 

Materiali, ambiente e salute: dove sta la vera differenza

In quella “tradizionale” il presupposto è costruire con solidità (massa), utilizzando ogni materiale possibile pur di raggiungere lo scopo di dare casa ad un abitante o ad una funzione specifica. Nella bioedilizia invece vi è una particolare attenzione al rispetto dell’ambiente, adottando materiali rinnovabili e che a fine vita non impattino negativamente come rifiuto, così come una particolare attenzione alla salute umana e all’habitat, grazie alla forma armoniosa dell’edificio, ma anche all’impiego di materiali sani, privi di sostanze dannose alla salute umana.
 
A questo punto viene spontaneo chiedersi – se è questa la grossa differenza tra le due modalità costruttive citate (tradizionale Vs bioedile) – come possiamo accettare che esista un’edilizia “tradizionale”, performante, ma dannosa alla salute umana e che impatta sull’impronta ecologica del pianeta, rispetto ad un’altra che è tutto il contrario?  Possiamo accettare un’edilizia “tradizionale” che inquina, che al termine dell’impiego dei materiali costruttivi determina rifiuti che vanno a morire in una discarica ad aeternum?
La risposta credo che sia ovvia, ma non certo scontata, se consideriamo il basso livello di coscienza ecologica oggi imperante.
 
Se oggi sentiamo ancora il bisogno di specificare il prefisso “bio”, probabilmente è perché l’edilizia, nel suo sviluppo recente, si è progressivamente allontanata da questi principi fondamentali. È come se fosse diventato necessario distinguere ciò che dovrebbe essere normale da ciò che purtroppo non lo è più. Ma questa distinzione, a ben vedere, non dovrebbe avere ragione di esistere: costruire rispettando l’uomo e l’ambiente non dovrebbe essere un’opzione, bensì un requisito imprescindibile.

Oltre la dicotomia: ripensare il progetto edilizio

Il vero tema, quindi, non è scegliere tra due “scuole di pensiero”, ma ripensare il concetto stesso di progetto edilizio. Un edificio non è solo un contenitore funzionale, né una mera risposta a esigenze normative o di mercato, è un organismo complesso che interagisce con chi lo abita, con il territorio in cui si inserisce e con le risorse che consuma lungo tutto il suo ciclo di vita. Ignorare queste relazioni significa costruire in modo parziale, incompleto.

In questo senso, la qualità dell’edilizia non può più essere valutata esclusivamente in termini di resistenza, costo o velocità di realizzazione. Devono entrare in gioco parametri più ampi: la salubrità degli ambienti interni, la traspirabilità delle strutture, l’assenza di emissioni nocive, la possibilità di manutenzione, riparazione e disassemblaggio dei materiali, tutti aspetti che incidono direttamente sul benessere dell’uomo e sull’impatto ambientale.
 
Fare edilizia oggi significa assumersi una responsabilità culturale e sociale, oltre che tecnica, significa riconoscere che ogni scelta progettuale ha conseguenze che vanno ben oltre il singolo edificio e il singolo committente. Solo quando questi principi saranno pienamente integrati nella prassi comune, forse non avremo più bisogno di parlare di bioedilizia.
 
Volete quindi sapere come la penso? Credo che non debba esistere una differenza sostanziale tra edilizia e bioedilizia, poiché entrambe dovrebbero essere accomunate da un unico concetto: “Fare edilizia” e basta! L’Edilizia è una sola, quella che costruisce case realizzando alloggi sani e confortevoli, rispettando l’ecosistema, l’habitat abitativo e l’integrità fisica e biologica dell’abitante.

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Roberto Sacchi

Architetto, cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, si è laureato nel 1984 al PoliMI ed è libero professionista da quasi 40 anni, titolare dello studio Cultura&Ambiente. Ha frequentato uno dei primi corsi di ecologia in architettura nel 1990, diplomando…Continua a leggere

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