Entrare in un cantiere e sentire l’odore del legno. Accorgersi che il caldo di maggio fatica già a penetrare, anche con le lavorazioni ancora in corso. Notare che i suoni si smorzano diversamente rispetto a qualsiasi altra struttura che si conosce. Sono sensazioni fisiche, non impressioni soggettive. E hanno una spiegazione tecnica precisa.
Stiamo seguendo la ristrutturazione di un edificio residenziale in Toscana. Solaio di copertura tradizionale: travetti in legno e mezzane in laterizio, una tecnologia costruttiva radicata in questo territorio. La scelta dei materiali isolanti ha già cambiato la percezione dell’ambiente prima ancora della consegna. È il risultato di una progettazione integrata che ha messo al centro il benessere indoor nella sua accezione più ampia: termoigrometrico, acustico, olfattivo, salubre.
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Indice
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Progettazione energetica integrata di involucro edilizio e impianti
Per garantire prestazioni energetiche elevate e risparmio occorre coniugare e integrare in un unico sistema efficiente l’involucro, nelle sue parti opache e trasparenti, e gli impianti tecnologici. Non si tratta di un’operazione semplice. Al progettista, infatti, è richiesta la comprensione delle singole parti e di come esse interagiscono tra loro. Questo manuale ha l’obiettivo di fornire al lettore gli strumenti per comprendere e governare il rapporto involucro-impianti al fine di raggiungere una ottimale efficienza energetica del manufatto edilizio. L’opera accompagna il lettore verso la conoscenza delle proporzioni, in termini di importanza, fra l’edificio e gli impianti, demolendo le convinzioni, ancora resistenti e persistenti, che un edificio ad alta efficienza energetica dipenda prevalentemente dagli impianti a energia rinnovabile. L’autore sposta il maggior carico dell’attenzione sulla qualità dell’involucro, opaco e trasparente: pareti, solai, coperture disperdenti, serramenti e ombreggiamenti. Ne analizza vizi e virtù relazionati alla fascia climatica in cui si trova l’edificio e alle caratteristiche fisiche dei materiali utilizzati, traducendo in modo molto fruibile la fisica tecnica. Il manuale, inoltre, affronta il concetto di qualità dell’aria, parlando di Ventilazione Meccanica Controllata, proseguendo con gli altri parametri del comfort abitativo: termo-igrometrico, acustico e luminoso, per offrire al lettore una panoramica olistica di tutti i componenti di una struttura edilizia energeticamente efficiente e sostenibile. Mirko GiuntiniIngegnere, si occupa da anni di progetti di edifici ecosostenibili. È consulente energetico e docente dell’Agenzia CasaClima, Esperto in Edilizia Sostenibile (EES) ed Esperto in Gestione dell’Energia (EGE). Svolge attività di docente in corsi di specializzazione e master su tematiche di sostenibilità ambientale e costruzioni sostenibili organizzati da ordini professionali, enti pubblici e privati, scuole e centri di formazione di importanza nazionale.
Mirko Giuntini | Maggioli Editore 2023
32.30 €
Il limite del ragionamento sulla sola trasmittanza
Quando si progetta l’isolamento di una copertura, il percorso più comune si ferma al valore U – la trasmittanza termica, misurata in W/(m²K). Il DM 26 giugno 2015, che fissa i requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici, e che è stato aggiornato dal DM 28 ottobre 2025, in vigore dal 3 giugno 2026, stabilisce soglie di trasmittanza che il progettista è tenuto a rispettare. Rispettarle è necessario. Ma ridurre la progettazione a quel solo parametro significa perdere gran parte del risultato.
La trasmittanza descrive il comportamento dell’involucro in regime stazionario – un parametro necessario, ma che da solo non racconta il comportamento estivo della copertura. In estate, con carichi solari che cambiano di ora in ora, il parametro che governa il comfort è diverso: è lo sfasamento termico, ovvero il ritardo con cui l’onda di calore esterna riesce ad attraversare la copertura e a raggiungere l’ambiente interno.
A parità di trasmittanza, una stratigrafia leggera in materiale sintetico può produrre sfasamenti significativamente inferiori rispetto a una stratigrafia in fibra di legno ad alta densità – materiale caratterizzato da un calore specifico di circa 2.100 J/(kg·K), ben superiore a quello degli isolanti sintetici. Questo vuol dire che il picco di calore esterno che arriva sulla copertura nelle prime ore del pomeriggio raggiunge l’ambiente interno con ore di ritardo, quando la dispersione naturale è al massimo. Il risultato, senza nessun impianto di raffrescamento attivo, è una differenza misurabile di temperatura interna nelle ore più calde del pomeriggio.
Cosa abbiamo scelto e perché
L’obiettivo progettuale era preciso: intervenire dall’interno su una copertura tradizionale toscana senza alterarne l’anima, garantendo prestazioni energetiche invernali ed estive elevate, salubrità dei materiali, corretta gestione del vapore acqueo e continuità dell’isolamento sui travetti.
La risposta è stata un sistema a doppio strato di fibra di legno, con densità differenti e funzioni distinte. Il primo strato – fibra di legno a bassa densità – è stato interposto tra i travetti. La sua funzione è termica: colma lo spazio disponibile tra le strutture, riduce la trasmittanza e, grazie alla natura cellulosica del materiale, contribuisce alla gestione igrometrica dell’intera stratigrafia. La fibra di legno, a differenza degli isolanti sintetici, è un materiale capace di adsorbire e rilasciare vapor d’acqua mantenendo buone prestazioni termoigrometriche entro i normali range di esercizio.
Il secondo strato – fibra di legno a densità 110 kg/m³ – è stato tassellato in continuo al soffitto, al di sotto dei travetti. Questo è lo strato che garantisce lo sfasamento termico estivo e, al contempo, elimina i ponti termici lineari dei travetti stessi.
Il controllo del vapore: membrana traspirante e freno vapore igrovariabile
Scegliere un materiale naturale e traspirante è necessario, ma non sufficiente. Perché il sistema funzioni nel tempo – senza accumulo di umidità, senza rischio di condensa interstiziale, senza degrado dell’isolante – la stratigrafia deve essere progettata come un sistema coerente di controllo del vapore acqueo.
In sommità delle mezzane abbiamo posato una membrana altamente traspirante adesiva. Il suo compito è proteggere l’isolante dall’eventuale ingresso di umidità dall’estradosso, senza però impedire al vapore prodotto all’interno di diffondersi verso l’esterno. La traspirabilità non è un optional.
Sul lato interno abbiamo invece posato un freno vapore igrovariabile. Non una barriera vapore tradizionale – che avrebbe una resistenza alla diffusione fissa e alta in ogni condizione – ma un prodotto che cambia il proprio comportamento in funzione dell’umidità relativa locale. In inverno, quando l’umidità interna è elevata e il rischio di migrazione del vapore verso l’estradosso freddo è massimo, la resistenza del freno vapore aumenta, proteggendo l’isolante. In estate, con il flusso invertito, la resistenza diminuisce e consente l’asciugatura verso l’interno. Il risultato è una stratigrafia che si adatta alle stagioni – una caratteristica che i sistemi a vapore rigido non possono offrire – verificabile con simulazione igrometrica dinamica secondo UNI EN 15026.
Quello che si sente già oggi
L’odore del legno in cantiere non è un dettaglio marginale. I pannelli in fibra di legno certificati tendono ad avere emissioni VOC significativamente inferiori rispetto a molti materiali petrolchimici tradizionali, soprattutto nelle prime fasi post-posa. La qualità dell’aria percepita – e misurabile – è già diversa durante i lavori. Linee guida europee e protocolli volontari per la qualità dell’aria indoor impongono concentrazioni di TVOC bassi. I materiali naturali certificati contribuiscono strutturalmente a questo obiettivo, senza bisogno di interventi correttivi successivi.
L’acustica cambia, perché la fibra di legno ad alta densità al soffitto non riflette il suono come un pannello rigido tradizionale: lo assorbe, lo smorza, riduce il tempo di riverberazione. Quella sensazione di ambiente “morbido” e “ovattato” che si avverte già nelle fasi di cantiere è reale, misurabile in termini di coefficiente di assorbimento acustico.
Progettare in modo integrato: non una moda, una necessità
Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza un dialogo costante tra le figure professionali coinvolte nel progetto. La scelta della densità corretta per ogni strato, la compatibilità dimensionale con la struttura esistente, la selezione del freno vapore in funzione della zona climatica, la verifica della tenuta all’aria con Blower Door Test secondo EN ISO 9972:2015 – sono decisioni che non appartengono a una sola competenza. Appartengono al progetto, quando il progetto è inteso come processo collettivo.
L’efficienza energetica non si misura solo sul bollettino invernale. Si misura anche nelle notti d’estate in cui non si accende il condizionatore, nella qualità dell’aria che si respira, nel silenzio che si avverte, nell’assenza di quel senso di oppressione che certi ambienti mal costruiti trasmettono senza che si riesca a capire perché. Tutto concorre. E tutto si progetta, se si sceglie di farlo.
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