Come abbiamo visto, in questi giorni un esteso movimento franoso ha interessato il versante occidentale di Niscemi, comune di circa 25 mila abitanti in provincia di Caltanissetta, trasformandosi rapidamente in un’emergenza idrogeologica di ampia portata. Il fronte del movimento si estende per circa quattro chilometri, interessando i quartieri di Sante Croci, Trappeto e via Popolo e provocando cedimenti del terreno e profonde lesioni sull’asfalto delle strade, con deformazioni del piano campagna di diversi metri.
Numerose abitazioni e infrastrutture si sono ritrovate a ridosso della zona in movimento e decine di edifici risultano ora in bilico su uno strapiombo. I sindaci e le autorità locali, con la Protezione civile regionale e nazionale, hanno disposto l’evacuazione di oltre mille persone e la chiusura delle scuole, e le principali vie di collegamento risultano interrotte.
Mentre sono in corso le operazioni di assistenza alla popolazione e monitoraggio, con rilievi specializzati per valutare l’evoluzione del dissesto e definire le misure di protezione e mitigazione più adeguate, FederArchitetti Roma, profondamente scossa dalla drammatica evoluzione degli eventi, vuole portare all’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica la “necessità non più rinviabile di un cambio di paradigma nella gestione del territorio“.
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Indice
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L’influenza del rischio idrogeologico nella valutazione di infrastrutture e strutture esistenti
Viste le problematiche relative al dissesto idrogeologico a cui sono soggette le infrastrutture su tutto il territorio nazionale, il libro vuole illustrare, in modo chiaro e con esempi concreti, le tecniche di analisi relative alla sicurezza di ponti e viadotti soggetti a rischio fondazionale, idraulico, da frana e idrogeologico. Dalle analisi numeriche, riportate nel libro, si evince come, ad esempio, le frane o i fenomeni di erosione localizzata, per fondazioni in alveo, sono molto pericolosi per la stabilità globale del ponte in quanto incidono su strutture esistenti spesso dotate di scarsa robustezza. Gli interventi di mitigazione del rischio su infrastrutture esistenti, o nel caso di nuove realizzazioni, come ad esempio i tiranti applicati in testa ai cordoli di paratie, oppure il sistema di micropali in fondazione, risultano molto efficaci a contrastare, rispettivamente, le spinte del terreno e la perdita di porzioni di terreno al di sotto delle fondazioni. Il libro, pertanto, è di sicuro interesse per i tecnici del settore, in particolare per gli ingegneri strutturisti e geotecnici. FRANCESCO OLIVETOStrutturista, Geotecnico, specializzato nelle verifiche sismiche di edifici esistenti soggetti a danno inglobato. Collaboratore esterno con il Gruppo Sismica srl per la formazione continua e lo sviluppo di metodologie di calcolo di strutture in muratura e in c.a. in condizioni di danno pregresso e attuale ai fini della stima della capacità residua. Consulente Scientifico della Stacec Srl sulle tematiche relative al degrado di strutture ed infrastrutture.MATTEO FELITTIStrutturista, Ispettore Ponti e Titolare dello studio tecnico ENGINEERING & CONCRETE CONSULTING, si occupa principalmente di calcolo strutturale, dissesti statici nelle costruzioni esistenti, degrado dei materiali e di tecnologia del calcestruzzo presso importanti aziende del settore. Cultore di Scienza delle Costruzioni ICAR/08 e Docente di “Calcolo Automatico delle Strutture” presso la Facoltà di Architettura – Università degli Studi di Napoli, Federico II. Consulente Scientifico della Stacec Srl sulle tematiche relative al degrado di strutture ed infrastrutture.DANILO PELLEStrutturista, socio della società di Ingegneria Cooprogetti Soc. Coop., si occupa principalmente di progettazione infrastrutturale, geotecnica, progettazione BIM e ispezione di ponti. BIM Coordinator certificato Accredia, Ispettore di Ponti di 2° Livello certificato Accredia.”
Francesco Oliveto, Matteo Felitti, Danilo Pelle | Maggioli Editore 2025
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Una fragilità strutturale già annunciata
FederArchitetti precisa, come ricordato dal consigliere con delega alla protezione civile, arch. Marco Colcerasa, che “quanto accaduto non è solo una calamità naturale imprevista e imprevedibile, ma la rappresentazione plastica di una fragilità strutturale già annunciata, e ignorata, dal precedente evento franoso del1997“, e “senza che nessun provvedimento venisse adottato“, come osserva il Vice Presidente arch. Fabrizio Pistolesi.
“Oggi, a poco meno di trent’anni, il nuovo evento franoso si è evoluto interessando un fronte ampio ormai 4 chilometri che ha spaccato il quartiere Sante Croci e l’area Belvedere-Canale, a conferma che l’attuale pianificazione è insufficiente”, continua Colcerasa.
“Noi di FederArchitetti Roma, con il pensiero affettuoso e solidale rivolto ai 1500 Niscemesi sfollati, che probabilmente non rientreranno mai più nelle le loro case, aggiungiamo che ci troviamo di fronte al collasso di un sistema territoriale complesso la cui fragilità è stata purtroppo ignorata, come dimostrano le immagini eloquenti delle case paurosamente sospese sul vuoto. Riteniamo che non si possa pensare alla natura geologica del suolo, costituita da sabbia su argilla, ben nota da tempo (vedi Niscemi su Wikipedia), come unica causa dell’evento calamitoso, disgiuntamente dall’antropizzazione selvaggia e incontrollata e dalle mancate attività di protezione del territorio e dell’ambiente.”
Le necessità sottolineate da FederArchitetti Roma
FederArchitetti Roma, considerati i seguenti aspetti:
- caratteristiche geomorfologiche dello “stivale”, consistenti in un’alternanza di zone costiere e montane con rispettive condizioni di rischio;
- alea imprevedibile introdotta dal cambiamento climatico, che alterna siccità a bombe d’acqua (vedi il recente ciclone Harry);
- inadeguatezza dei piani attuali nel prevedere scenari dinamici come quello di Niscemi, dove il fronte franoso avanza di ora in ora;
- inutilità di “chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti”, procedendo per “somma di emergenze”, con spericolati interventi di consolidamento o ripristino;
sottolinea la necessità di una nuova pianificazione e progettazione, “che metta al centro la fragilità del suolo e la resilienza delle infrastrutture”, e della “costituzione di un organismo tecnico permanente per la revisione dei Piani Urbanistici e dei Piani di Protezione Civile finalizzato all’individuazione dei migliori strumenti, predittivi e non solo reattivi, per la difesa dell’ambiente, dei suoli e dei cittadini”.
FederArchitetti Roma chiede quindi formalmente di essere resa partecipe di questo Organismo finalizzato alla elaborazione del quadro analitico, necessario all’aggiornamento dei piani territoriali.
La necessaria partecipazione di Architetti e Ingegneri
La partecipazione degli Architetti e degli Ingegneri, unitamente a tutto il comparto delle professioni tecniche, secondo FederArchitetti Roma è condizione necessaria per:
- superare la logica del mero “ripristino” post-crollo;
- individuare e proporre soluzioni efficaci ed immediate che integrino sicurezza geologica, qualità dell’abitare e tutela del paesaggio;
- rispondere alle esigenze abitative di chi, come nel caso degli sfollati di Niscemi, vede la propria casa minacciata non da un evento improvviso, ma da un rischio abbondantemente annunciato e trascurato;
- evitare che Niscemi sia solo l’ennesimo capitolo di una tragica contabilità nazionale.
L’obiettivo – secondo FederArchitetti Roma – è “fornire la collaborazione interdisciplinare che, in queste ore, il Governo e le Istituzioni stanno chiedendo tramite il Ministro Musumeci e il Presidente Schifani”.
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Governo del territorio e strumenti di piano
PER GOVERNARE IL TERRITORIO L’URBANISTICA IMPIEGA UN LINGUAGGIO VIVO, IN CONTINUA EVOLUZIONE, integrando saperi dell’architettura, delle scienze giuridiche, economiche, agronomiche, sociali, storiche, ambientali, geografiche e amministrative. Quando un urbanista si esprime dicendo che: “…il PSC, il POC e i PAC rispondono alla 5, valorizzando la concertazione in attuazione del principio di sussidiarietà” e un collega gli risponde riferendosi alle “NA del PDR del PGT per l’ADR nell’ambito del TUC”, impiegano un corpus linguistico che si declina in sigle, locuzioni e numeri di legge e che non lascia spazio all’interpretazione discrezionale. Una terminologia a tre dimensioni che conforma i luoghi e la vita delle comunità, innescando processi sul territorio che si sviluppano nel tempo. Per orientarsi in questo labirinto lessicale, il volume affronta gli aspetti concettuali, teorici e applicativi della pianificazione urbanistica ordinaria alla luce delle più recenti innovazioni legislative e procedurali e offre una raccolta ragionata degli aspetti tecnici, gestionali, normativi e istruttori della pratica di governo del territorio, alle diverse scale del piano. Trasponendo la vastità della materia pianificatoria in un testo d’immediata consultazione, con oltre 650 voci, 165 disposti normativi e indici analitici che permettono di individuare facilmente gli elementi d’interesse, l’opera rappresenta uno strumento fondamentale per accompagnare urbanisti, progettisti, giuristi, amministratori, docenti e studenti nella pratica quotidiana.Stella Agostini architetto e dottore di ricerca in Ingegneria Agraria, è professore associato di Tecnica e Pianificazione Urbanistica all’Università degli Studi di Milano, dove insegna presso la Facoltà di Scienze e Tecnologie. Consulente di numerosi enti, lavora su metodi e strumenti per la pianificazione sostenibile dei territori alle diverse scale, con specifica attenzione agli aspetti agroecologici ambientali e alla valorizzazione del patrimonio rurale. Con Maggioli ha pubblicato: Ambiente Territorio Città. Quando le risorse diventano emergenze (2022), Urbanistica periagricola. Pratiche di rigenerazione territoriale (2018), Architettura rurale nel paesaggio (2017), Progettare in area agricola (2011), Guida alla pianificazione territoriale sostenibile. Strumenti e tecniche di agroecologia (2010), Beni culturali, agricoltura e territorio (2009) e Recupero e riuso degli edifici rurali (2008).
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L’impatto degli ESG nella determinazione del property value
L’attenzione crescente ai temi ambientali, sociali e di governance sta ridefinendo le regole del mercato immobiliare. Questo volume analizza in modo sistematico come i fattori ESG incidono sulla determinazione del valore degli immobili (Property Value), trasformando il concetto stesso di stima da mero esercizio economico a valutazione multidimensionale della sostenibilità.Attraverso un percorso che unisce normativa europea, prassi valutative e analisi dei rischi, l’autore illustra un metodo operativo per misurare la resilienza del valore immobiliare nel tempo, integrando criteri ambientali, sociali e di governance nei processi estimativi e di rating bancario.Ampio spazio è dedicato ai rischi ambientali, di governance e di transizione, agli standard internazionali (IVS e RICS) e alla proposta di un modello di rating di sostenibilità immobiliare, corredato da esempi applicativi.Un manuale tecnico e di grande attualità, che rappresenta una guida indispensabile per periti, valutatori, esperti estimatori, professionisti del credito e operatori immobiliari chiamati a confrontarsi con le nuove frontiere della sostenibilità e con l’evoluzione normativa in atto.Massimo Moncellilaureato in Scienze Agrarie, è esperto di estimo ed economia immobiliare, membro del Royal Institution of Chartered Surveyors e della Società Italiana di estimo e valutazioni. È iscritto nell’Elenco dei Docenti della Scuola Superiore della Magistratura e nell’albo degli esperti scientifici del MIUR. Autore di numerosi articoli e pubblicazioni tecniche in materia di estimo civile e legale.
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