Il supporto, sul quale l’intonaco viene applicato, presenta, generalmente, delle irregolarità che devono essere, preventivamente, risarcite. In particolare, sulle nuove murature si possono presentare delle irregolarità e lacune derivanti da fuori piombo, scassi e connessioni tra i blocchi.
Sulle murature storiche, generalmente realizzate con lapidei, all’atto della demolizione dei vecchi intonaci (da sostituire con i nuovi) la superficie muraria viene rimaneggiata con la creazione di vuoti e cavità che devono essere riempiti prima di procedere con l’applicazione del nuovo rivestimento.

Andiamo ad analizzare nel dettaglio certi aspetti, in questo articolo estratto dal volume Gli intonaci: danni, difetti e prevenzione di Marco Manca, edito da Maggioli Editore.
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Spessore inadeguato, ritiri e distacchi
Lo spessore finale dell’intonaco deve essere realizzato evitando che si inneschino fenomeni di ritiro e di distacco gravitativo. In particolare, gli intonaci di calce devono essere applicati per spessori che non superino i 2 centimetri per volta, utilizzando, per spessori finali superiori ai 4 centimetri, un intonaco fibrato e/o una rete porta intonaco.

Nel contempo, lo spessore dell’intonaco deve essere tale da proteggere il supporto evitando di realizzare rivestimenti che degradano (per via delle asperità superficiali del fondo) sino a qualche millimetro.

La Norma UNI EN 13914: 2016 – Progettazione, preparazione e applicazione di intonaci interni ed esterni – Parte 1 Intonaci esterni, e Parte 2 Intonaci interni, per ciò che concerne gli spessori minimi degli intonaci prevede:


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Risarciture e riseghe
Le risarciture delle cavità nella muratura o la formazione di riseghe alla base devono essere realizzate, se parliamo di murature in lapideo, mediante l’utilizzo di malta (dotata di un modulo elastico compatibile con quella di connessione tra i blocchi della muratura) e lapidei similiari per caratteristiche mineralogiche e meccaniche a quelle formanti l’apparecchio murario.
Alcune patologie a carico degli intonaci vengono innescate dall’improprio utilizzo di materiali riempitivi, inseriti all’interno dello strato di intonaco nella fase realizzativa, come, ad esempio, i frammenti di laterizio che, per loro composizione, risultano fortemente igroscopici e ricchi in sali solfatici.

Qualora vi sia qualunque interazione tra l’acqua e l’intonaco inframezzato da tali materiali, si attivano i fenomeni di degrado chimico e fisico, da parte delle acque, verso lo strato del rivestimento.

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Foto:iStock.com/Jules_Kitano

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