L’edilizia ecologica, le case green, la bioarchitettura e la bioedilizia, sono definizioni differenti, ma con uno stesso approccio comune. L’intenzione che unisce queste definizioni è la realizzazione di una casa sana, confortevole, sicura e naturale, intendendo con quest’ultimo aggettivo qualificativo l’impiego di materiali primari e di prodotti lavorati derivati dall’ambiente, creati da Madre Natura, luogo dove a fine vita, se non riciclati, tornano senza arrecare problemi. Almeno questo è il pensiero comune.
Ma siamo proprio sicuri che tutti i materiali impiegati in edilizia per costruire edifici con criteri bioedili o green, che dir si voglia, adottano solo materiali naturali? La risposta è ovvia. Certo che no! L’edilizia in generale, anche quella che cerca di rispettare l’ambiente, è fatta di compromessi o, come cito spesso, di “mediazioni”, cioè di un equilibrato dosaggio tra l’impiego di elementi costruttivi che derivano dalla natura e che non sono manipolati chimicamente, rispetto ad altri che lo sono, ma che sono necessari per assolvere ad uno scopo ben preciso e che diventano indispensabili in mancanza di una valida alternativa “naturale”.
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Indice
Suggeriamo:
Progettare e costruire case green
Questo testo tecnico, aggiornato alla recente Direttiva EPBD (c.d. Case Green), fornisce informazioni su come si progetta e si costruisce una casa green, dalle fondazioni al tetto. L’opera è strutturata in capitoli, che fanno riferimento alle singole parti componenti costruttive dell’edificio, come le fondazioni, le pareti, il tetto, i solai, ecc.Gli elementi costruttivi e i materiali sono analizzati distinguendo le loro componenti bioedii e sostenibili, considerando che i due termini non sono sinonimi dello stesso concetto. Rappresenta il più recente e completo tentativo di sistematizzazione delle conoscenze, delle tecniche e dei materiali rappresentativi di un approccio “green” all’edilizia.Ma la bioedilizia non è semplicemente “l’arte del costruire secondo natura”. Come evidenzia l’Autore: La casa green, come ogni altra forma costruttiva, è basata su mediazioni, ovvero sull’accettazione anche di quei materiali e quelle tecnologie non propriamente derivati dalla natura, ma che costituiscono una conditio sine qua non, perché non hanno una valida alternativa “naturale” e quindi sono indispensabili al raggiungimento di uno scopo preciso.Operare green o in bioedilizia non vuol dire quindi rifiutare ed escludere a priori i materiali di sintesi, ad esempio, ma, al contrario, ottimizzarne l’uso.L’opera, quindi, per la sua completezza, il rigore scientifico e la trattazione mai astratta, guida il lettore in un appassionante percorso tecnico ed etico per imparare a progettare e costruire case sostenibili, green ed ecologiche.Roberto Sacchiarchitetto libero professionista, titolare dello studio Cultura&Ambiente, consulente CasaClima ed esperto in ecologia dell’architettura, con esperienza ultratrentennale nello studio dei materiali e degli isolanti in edilizia. Co-fondatore dell’INDEP (Istituto Nazionale di Diagnostica e Patologia Edilizia), dal 2005 svolge attività di docenza al Master Polis Maker del Politecnico di Milano.
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Quando i materiali non rinnovabili diventano indispensabili
Come esiste un compromesso per l’impiego di materiali non naturali, ne esiste un altro tra materiali naturali rinnovabili e materiali naturali non rinnovabili, come quelli la cui produzione deriva da attività estrattive di cava, come ad esempio il cemento, la calce, l’argilla, i metalli, che una volta estratti e lavorati assumono una diversa consistenza e, a fine vita, non tornano più nello stato originale.
Possiamo quindi costruire case interamente in legno, uno dei pochi materiali rinnovabili, riciclabili ed effettivamente sostenibili, in quanto la natura è in grado di ricrearli, ma se dobbiamo costruire una solida fondazione per reggere un edificio multipiano dobbiamo attingere da risorse non rinnovabili, in connubio tra loro, come cemento, metalli, sabbia e inerti lapidei, con l’aggiunta di acqua.
Al momento il cemento armato è infatti la soluzione più sicura e collaudata per reggere staticamente l’edificio, anche se, da un punto di vista ecologico, l’unione dei suoi singoli componenti forma un prodotto che a fine uso non potrà più essere riutilizzato per le stesse funzioni, ma per altre, mediante un riciclo meccanico. La parte inerte diventerà un agglomerato lapideo utile per riempimenti drenanti e per ripartizioni di carichi, mentre il ferro, separato dall’agglomerato cementizio, potrà essere riutilizzato mediante rifusione, ma per assolvere a scopi di altra natura, poiché il riciclo fa perdere qualità alla materia.
I limiti dei materiali naturali nelle applicazioni reali
Allo stesso modo, imbattendoci nella scelta di costruire terrazzi, lastrici solari e coperture piane, soprattutto se di scarsa pendenza, avremo la necessità di impermeabilizzare le superfici, in modo da far defluire le acque meteoriche, evitando infiltrazioni negli abitati sottostanti. In questi casi saremo costretti ad impiegare prodotti realizzati con materiali sintetici, considerato che la natura non è al momento in grado di donarci prodotti con analoghe caratteristiche prestazionali, materiali che a fine vita difficilmente troveranno un altro impiego e, facilmente finiranno per costituire un rifiuto ingestibile da depositare in aree di stoccaggio, per sempre.
E qui l’elenco potrebbe farsi lungo, includendo molti altri prodotti di largo uso, come ad esempio i freni al vapore dei cappotti di fibre vegetali o le membrane traspiranti e impermeabili delle coperture, al momento non riciclabili, così come i cavi elettrici composti di filo metallico inguainato da materiale plastico, oppure certi tipi di materiali vegetali che, per diventare pannelli di isolanti termo-acustici, si devono aggregare a prodotti collanti sintetici o a legature di varia natura estranea al prodotto vegetale, e così via.

Il giusto equilibrio: il vero principio dell’edilizia ecologica
Insomma, la casa naturale pura al 100%, che non ha compromessi, nè mediazioni, è molto difficile da realizzare, almeno per il momento, soprattutto se spinta in altezza.
Pertanto, quando si progetta e si realizza un edificio, occorre saper dosare bene i suoi componenti, confermando quelli che la natura ci regala, come il legno per le strutture, tutti i derivati vegetali per l’isolamento termo-acustico e per le finiture, limitando al minimo, ove possibile e lecito, tutti gli altri ritenuti indispensabili e che costituiscono una conditio sine qua non per raggiungere un preciso scopo.
Il segreto quindi per costruire una casa ecologica, sta nel giusto dosaggio tra i materiali provenienti dall’ecosistema, che devono essere preponderanti rispetto agli altri materiali creati da mano umana e non esistenti in natura e quelli naturali, ma non rinnovabili, da usare solo dove sono indispensabili.
Pertanto, quando si sceglierà il sistema costruttivo si adotterà quello più naturale, puro, longevo, non trattato da sostanze estranee rischiose per la salute. Allo stesso modo il sistema di isolamento privilegerà in prima istanza materiali di origine vegetale e animale; in seconda scelta un prodotto minerale e, soltanto dove non se ne potrà fare a meno, un materiale sintetico. Questa scala di valori riflette il carattere ambientale dei materiali che diventano una scelta etica, oltre che costruttiva.
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