Conto Termico 3.0: come la zona climatica incide sugli incentivi

Il meccanismo di calcolo dell’incentivo premia i fabbisogni invernali e determina una distribuzione territoriale disomogenea dei contributi, penalizzando di fatto le aree a clima mite.

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Il Conto Termico 3.0, come sappiamo, rappresenta oggi uno degli strumenti principali della politica nazionale per la promozione dell’efficienza energetica e della produzione di energia termica da fonti rinnovabili negli edifici esistenti. Il meccanismo incentiva interventi di piccole dimensioni sia sull’involucro edilizio sia sugli impianti, attraverso contributi in conto capitale calcolati secondo criteri standardizzati.

Nonostante le semplificazioni introdotte e l’ampliamento delle tecnologie ammissibili, l’architettura di calcolo dell’incentivo conserva un’impostazione fortemente legata al fabbisogno termico dell’edificio, misurato indirettamente attraverso la zona climatica di appartenenza. Questo elemento, centrale per la logica energetica del meccanismo, produce però effetti rilevanti sulla distribuzione territoriale dell’intensità degli incentivi.

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Indice

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VOLUME

Conto Termico 3.0 e Regole applicative GSE

Il Conto Termico 3.0 è finalmente operativo e introduce un quadro normativo profondamente rinnovato, caratterizzato da nuove categorie di beneficiari, interventi ampliati e criteri di calcolo più articolati. Questo volume offre una guida completa e sistematica al d.m. pubblicato nella gazzetta 224/2025 e alle regole applicative del GSE, accompagnando il lettore nella comprensione e nell’applicazione concreta del meccanismo incentivante.Grazie a un’impostazione pratico-operativa, l’opera analizza in modo chiaro la normativa di riferimento, illustra le procedure di accesso e approfondisce i requisiti tecnici e amministrativi richiesti, consentendo un riscontro immediato delle condizioni di ammissibilità e dei benefici ottenibili. Cosa trovi nel volume- Analisi completa del Conto Termico 3.0 nel quadro della normativa europea e nazionale- Tutte le novità introdotte per pubbliche amministrazioni, terziario e imprese- Regole specifiche per interventi di efficienza energetica, riqualificazione termica e nZEB- Integrazione di fotovoltaico, sistemi di accumulo e colonnine di ricarica- Criteri di calcolo degli incentivi, maggiorazioni e limiti di spesa- Procedure operative GSE: accesso, documentazione, controlli ed erogazione- Approfondimenti su cumulabilità, cessione del credito e accesso tramite ESCo e CER- Contratto tipo per l’erogazione degli incentivi, incluso in appendice Completa il volume uno stile agile ma rigoroso, tipico dei Quaderni di Ediltecnico, pensati come strumento operativo di immediata consultazione per affrontare con sicurezza una disciplina complessa e in continua evoluzione.Un supporto indispensabile per applicare correttamente il Conto Termico 3.0 e sfruttarne tutte le opportunità, evitando errori e incertezze operative.

 

Antonella Donati | Apogeo Education – Maggioli Editore 2026

La variabile climatica negli interventi del Titolo III

Per gli interventi di produzione di energia termica da fonti rinnovabili – in particolare pompe di calore, sistemi ibridi e generatori a biomassa – l’incentivo non è calcolato come percentuale diretta del costo sostenuto. Il contributo è invece legato alla quantità di energia termica producibile in un anno, stimata attraverso parametri standardizzati.

Un ruolo determinante è svolto dal coefficiente di utilizzo, che rappresenta il numero di ore annue di funzionamento dell’impianto e che varia in funzione della zona climatica. Indicativamente, i valori medi adottati nelle tabelle ministeriali possono essere ricondotti a circa 1.700 ore annue per le zone climatiche più fredde, 1.400 ore per le zone intermedie e 1.100 ore per le zone a clima più mite.

A parità di tecnologia installata, di potenza e di prestazioni dichiarate dal costruttore, l’algoritmo di calcolo genera quindi un incentivo proporzionale a tali ore. Parametrando il valore medio dell’incentivo riconosciuto nelle regioni settentrionali a 100, una rielaborazione basata sulla distribuzione della popolazione per zona climatica restituisce valori indicativi pari a 88,5 per il Centro e 67,4 per il Sud.

In termini pratici, ciò significa che, a parità di costo di acquisto della tecnologia sul mercato nazionale, un investimento realizzato nel Mezzogiorno riceve mediamente circa il 32,6% di incentivo in meno rispetto a un investimento identico realizzato nel Nord, mentre il Centro si colloca su un valore intermedio, con una riduzione dell’11,5%.

Effetti indiretti sugli interventi elettrici trainati

La differenziazione territoriale non riguarda esclusivamente gli interventi termici. Con il Conto Termico 3.0, anche alcuni interventi di natura elettrica – come l’installazione di impianti fotovoltaici o di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici – sono ammessi solo se realizzati in abbinamento a una pompa di calore elettrica. In questi casi, l’importo dell’incentivo riconoscibile per la componente elettrica non può superare quello spettante per l’intervento termico “trainante”.

Ne deriva un effetto “a cascata”: nelle zone climatiche più fredde, dove l’incentivo per la pompa di calore è più elevato, il tetto massimo consente spesso di ottenere l’intera quota incentivabile anche per il fotovoltaico o per le colonnine di ricarica. Nelle zone climatiche più miti, invece, il minor incentivo termico riduce il tetto disponibile, determinando frequenti riduzioni dell’incentivo elettrico, nonostante i costi di tali tecnologie siano sostanzialmente identici su tutto il territorio nazionale.

Interventi sull’involucro edilizio: una logica differente

Per gli interventi di isolamento termico e sostituzione degli infissi, il legislatore ha previsto percentuali di incentivo e massimali di spesa differenziati in funzione della zona climatica.

In questo caso, la differenziazione territoriale trova una giustificazione tecnica nei requisiti di prestazione più stringenti richiesti nelle zone a clima freddo, che comportano l’adozione di materiali più performanti, maggiori spessori e soluzioni costruttive più onerose.

Questa coerenza tecnica viene meno quando la stessa impostazione viene applicata agli impianti del Titolo III, per i quali le prestazioni e i costi di mercato delle macchine non variano in modo significativo tra Nord e Sud del Paese.

L’intervento nZEB: convergenza e criticità

La trasformazione degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero rappresenta l’unico intervento che coinvolge in modo integrato involucro e impianti. Proprio per questo motivo, l’intervento nZEB non è cumulabile con altri interventi come multi-intervento, in quanto comprende già tutte le tecnologie necessarie al raggiungimento dello standard richiesto.

Anche in questo caso, tuttavia, la zona climatica incide sui massimali di spesa ammissibile. Gli edifici situati nelle zone climatiche più fredde dispongono di un limite di spesa incentivabile al metro quadro più elevato rispetto a quelli situati nelle zone a clima mite.

Seguendo questa logica, un’impresa che realizza la trasformazione di un edificio ad uso ufficio in nZEB a Palermo, in zona climatica B, dispone di un budget incentivabile al metro quadro inferiore di circa il 23% rispetto a un intervento analogo realizzato a Milano, in zona climatica E. Tale differenza si manifesta nonostante le principali tecnologie impiantistiche necessarie – pompe di calore ad alta efficienza, impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo – presentino costi di acquisto sostanzialmente identici, indipendentemente dalla localizzazione geografica dell’intervento.

Risparmio energetico e raffrescamento: una variabile trascurata

Se si assume che l’impostazione del legislatore sia orientata a privilegiare i maggiori volumi di risparmio energetico conseguibili nelle aree con consumi più elevati – e dunque nelle zone del Nord, dove la domanda di energia per il riscaldamento è più consistente – emerge tuttavia una questione di coerenza complessiva.

Il meccanismo incentivante è costruito quasi esclusivamente attorno alla domanda di energia per la climatizzazione invernale. Non viene invece valorizzata in modo strutturale la riduzione dei consumi per il raffrescamento estivo, che in molte aree del Paese rappresenta una quota crescente dei fabbisogni energetici.

La distribuzione territoriale dei consumi per il raffrescamento presenta un andamento diametralmente opposto rispetto a quella del riscaldamento: nelle regioni meridionali e nelle fasce costiere del Centro la domanda di energia per la climatizzazione estiva è sensibilmente più elevata. Inoltre, le dinamiche legate al cambiamento climatico indicano un progressivo incremento dei fabbisogni di raffrescamento, soprattutto nelle aree già caratterizzate da temperature medie più alte.

Se l’obiettivo prioritario è massimizzare il risparmio di energia primaria e la conseguente riduzione delle emissioni di CO₂, risulta quindi legittimo interrogarsi sull’opportunità di non considerare in modo più equilibrato anche i consumi e i risparmi legati alla climatizzazione estiva. Una valutazione integrata dei fabbisogni annuali, invernali ed estivi, avrebbe potuto produrre una distribuzione territoriale degli incentivi diversa, attribuendo maggiore rilevanza alle regioni meridionali.

Considerazioni conclusive

L’analisi del Conto Termico 3.0 evidenzia come il meccanismo incentivante sia fortemente ancorato al fabbisogno termico invernale e alla zona climatica, assumendo che l’investimento tecnologico sia proporzionale alla domanda di riscaldamento.

Questa impostazione è coerente con la logica del risparmio energetico nei contesti a maggiore intensità di consumo invernale, ma produce una distribuzione territoriale degli incentivi che penalizza le aree a clima mite. Tale penalizzazione non riguarda solo gli interventi termici, ma si estende agli interventi elettrici trainati e alle riqualificazioni profonde.

Alla luce dell’evoluzione dei consumi energetici e dell’aumento dei fabbisogni di raffrescamento estivo, appare opportuno avviare una riflessione tecnica sull’equilibrio complessivo del meccanismo. L’obiettivo potrebbe essere quello di mantenere la coerenza con il principio del risparmio di energia primaria, introducendo al contempo criteri che tengano conto in modo più completo della distribuzione annuale dei fabbisogni energetici sul territorio nazionale.

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Enrico Ninarello

Laureato in Ingegneria Energetica presso l’Università della Calabria, si occupa di diagnosi e certificazione energetica degli edifici, gestione dell’energia e progettazione di impianti termotecnici. Esperto in Gestione dell’Energia ai sensi della UNI CEI 11339, svolge la lib…Continua a leggere

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