Come correggere i ponti termici: tre strategie da seguire

La correzione dei ponti termici avviene sempre con l’ausilio di elementi di isolamento termico. L’isolamento deve garantire una protezione termica all’edificio senza interruzioni: ogni interruzione corrisponde ad un ponte termico non risolto.

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Il tema della correzione dei ponti termici deve essere presente sin dai primi schizzi di progetto, quelli buttati giù di getto sul foglio. Un ponte termico si risolve in studio, non in cantiere. Lì è già troppo tardi.

Nella progettazione ex novo il tema va affrontato subito perché determina scelte anche compositive importanti quali, ad esempio, gli spessori delle membrature o le distanze dell’edificio da confini, strade e fabbricati frontistanti. È un tema che deve essere affrontato in maniera sinergica e integrata dal progettista architettonico, lo strutturista e il termo-tecnico. Nella progettazione ex novo i dati geometrici e materiali sono noti e quindi la difficoltà risiede unicamente nella scelta della soluzione e nella sua verifica calcolativa.

Negli interventi su edifici esistenti, invece, la vera difficoltà risiede nel reperimento dei dati, nel rilievo delle stratigrafie che il più delle volte deve avvenire in maniera “non-distruttiva” o almeno poco impattante dato che, spesso, nella fase temporale necessaria al progetto, l’edificio è ancora abitato.

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Indice

Correzione ponti termici e ausilio del cappotto termico

La correzione dei ponti termici avviene sempre con l’ausilio di elementi di isolamento termico. L’isolamento deve garantire una protezione termica all’edificio senza interruzioni. Ogni interruzione corrisponde ad un ponte termico non risolto.

L’introduzione, ormai su larga scala, del cappotto termico ha reso più familiare e abituale questo concetto di avvolgere l’edificio con una protezione termica continua. Il cappotto termico riveste il ruolo di intervento più importante e significativo per la transizione energetica, perché oltre a migliorare l’efficienza energetica degli edifici garantisce un alto comfort abitativo in quanto interviene sui parametri più significativi: condensa, muffa e temperatura radiante.

Dato che “il mondo è bello perché è vario” non sempre è possibile stendere questa coperta o non è possibile non interromperla. E allora si rende necessario intervenire con la creatività progettuale, figlia della preparazione culturale e tecnica, dell’esperienza e della passione, che può aiutare a giungere alla soluzione. Vedremo di seguito, in particolare, una strategia che può essere applicata, utilmente, anche in questi casi.

I problemi causati dai ponti termici

I ponti termici esistono e vanno corretti. Se un pilastro nella muratura determina la formazione di un ponte termico non va eliminato il pilastro ma vanno depotenziate o addirittura annullate le problematiche negative collegate ad esso. E questo è il ruolo precipuo di una progettazione di qualità, accorta e di dettaglio.

Le problematiche da affrontare sono:

  • l’aumento della dispersione energetica;
  • la diminuzione delle temperature superficiali interne;

entrambe ci devono guidare nella risoluzione del ponte termico.

Correzione ponti termici: le tre strategie da seguire

Strategia 1: isolare dall’esterno
Si tratta del caso più classico: il pilastro in cemento inserito nella muratura piena a due teste, tipologia costruttiva molto diffusa nella quale è molto facile imbattersi.
La modalità di correzione più vantaggiosa prevede l’applicazione del cappotto termico esterno, intervento ormai consueto grazie, anche, agli incentivi fiscali previsti per la sua posa.

L’isolamento a cappotto deve essere sempre considerato come l’intervento principale e risolutivo per tutti i ponti termici dovuti all’inserzione di un diverso materiale nella parete (pilastri, travi, cordoli, architravi…).

Strategia 2: dare continuità all’isolamento esterno, senza interruzioni
Affrontiamo questo tema avvalendoci di un nodo sempre problematico (sia nella progettazione ex novo che nelle ristrutturazioni di edifici esistenti): l’innesto del solaio a sbalzo sulla parete esterna. È il tema dei ponti termici determinati dai terrazzi e dagli sporti.

In tali casi l’isolamento termico che avvolge come una coperta l’edificio non deve avere interruzioni; questa strategia consiste proprio nel seguire tutti i “movimenti” geometrici presenti nell’edificio.

Strategia 3: “la calza”
Non sempre è possibile realizzare un isolamento termico esterno, vuoi per le caratteristiche intrinseche della facciata, vuoi per un suo vincolo storico-testimoniale, vuoi per la riluttanza degli altri condomini. Dato che isolare è, ora più che mai, necessario, in tali casi si deve isolare dall’interno, cosa che presenta varie difficoltà sia operative che termo-igrometriche. Ciò che accomuna tali situazioni è l’impossibilità di coibentare dall’esterno e di dover interrompere l’isolamento interno a causa di un elemento innestato nella parete che quindi determina la formazione di un ponte termico. Casi reali possono essere il muro interno che si innesta nella parete esterna, il solaio che si innesta nella parete esterna o il muro interno che si appoggia sul solaio o posto sotto una copertura isolata dall’interno).

Ci viene allora in aiuto questa strategia indicata come “calza termica” che prevede di rivestire la parete interna ortogonale con una calza per una determinata profondità (determinata in fase di verifica di calcolo agli EF), fintantoché la temperatura della parete raggiunge, da quel punto in poi, la temperatura cercata. In sostanza la calza isola la parete allontanando il punto nel quale si innesca la perdita di calore dall’esterno.

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