Le UNI 11603 riportano anche una descrizione delle politiche di manutenzione:
- Manutenzione correttiva o a guasto: “eseguita a seguito della rilevazione di un’avaria e volta a riportare un’entità nello stato in cui essa possa eseguire una funzione richiesta”.
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- Manutenzione preventiva: “eseguita a intervalli predeterminati o in accordo a criteri prescritti e volta a ridurre la probabilità di guasto o la degradazione del funzionamento di un’entità”. Essa è a sua volta articolata in tre sottopolitiche:
- Manutenzione ciclica: “manutenzione preventiva periodica in base a cicli di utilizzo predeterminati”.
- Manutenzione su condizione: “manutenzione preventiva subordinata al raggiungimento di un valore limite predeterminato”.
- Manutenzione predittiva: “manutenzione preventiva effettuata a seguito dell’individuazione e della misurazione di uno o più parametri e dell’estrapolazione secondo i modelli appropriati del tempo residuo prima del guasto”.
- Manutenzione migliorativa: “insieme delle azioni di miglioramento o piccola modifica che non incrementano il valore patrimoniale del bene”.

Da queste definizioni si può evincere che la manutenzione ordinaria è un tipo di manutenzione programmata, volta a mantenere lo stato iniziale dell’opera tramite interventi ripetuti a intervalli regolari, mentre la manutenzione straordinaria è una manutenzione su guasto che può o riportare l’opera al suo stato iniziale, o avere una funzione migliorativa.
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La manutenzione programmata
La principale strategia utilizzata dai gestori è la manutenzione programmata (o ciclica), ovvero una manutenzione di tipo preventivo, che ha lo scopo di:
- identificare tempestivamente le opere che tendono a deteriorarsi;
- valutare lo stato presente e futuro delle parti componenti il bene (esame
predittivo); - effettuare interventi di ripristino/adeguamento con congruo anticipo rispetto a un eventuale deterioramento, ottimizzando pertanto il costo di investimento in relazione alla vita residua e alle modalità di esercizio richieste;
- garantire costanti condizioni di sicurezza per l’utente.
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Estensione della vita utile
Durante la vita di un’opera, l’integrità strutturale subisce un degrado naturale che potrebbe portare l’opera al collasso al termine della sua vita utile per cui è stata progettata.
Tramite degli interventi di riparazione e manutenzione, la vita nominale di progetto di una struttura può essere estesa, come descritto al punto C.2.4.1 della circolare delle NTC 2018. In particolare, per mantenere adeguato il livello di integrità strutturale, si possono seguire tre tipi di strategie diverse, come mostrato in Fig. 2:
- interventi minori e meno costosi, svolti frequentemente (in grigio chiaro in Fig.2): questo tipo di strategia permette di mantenere il livello di integrità strutturale sempre vicino a quello iniziale. Questi interventi sono principalmente di manutenzione ordinaria, effettuati in maniera preventiva e previsti nell’ambito di una manutenzione programmata.
- Interventi più importanti e costosi, svolti raramente (in grigio scuro in Fig.2): in questo modo il livello di integrità strutturale si discosta maggiormente da quello iniziale e lo rimane per più tempo. Questi interventi possono essere ricondotti alla manutenzione straordinaria o correttiva, messa in atto al seguito di un fenomeno di degrado.
- Sovradimensionare la struttura (in nero in Fig.2): questo tipo di strategia non è classificabile in senso stretto come manutenzione, ma permette allo stesso modo di mantenere alto il livello di integrità strutturale, per non raggiungere il livello minimo al termine della vita utile della struttura.

Nella gestione dell’opera, quindi, risulta fondamentale pianificare e ottimizzare le risorse economiche dedicate agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, tenendo conto del modello di degrado dell’integrità strutturale.
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Foto:iStock.com/poseidone
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