Ecologia del costruire: cappotto termico, qual è quello giusto?

In questo nuovo contributo della rubrica “Ecologia del costruire”, l’architetto Roberto Sacchi ci parla dei criteri tecnici e ambientali da considerare per scegliere il sistema di isolamento più adatto.

Roberto Sacchi 06/08/26
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È ormai condivisa l’idea che isolare termicamente un edificio dall’esterno migliori sensibilmente il comfort interno. Intervenendo sull’involucro si incrementano la resistenza al passaggio del calore e la capacità delle pareti di accumularlo e rilasciarlo gradualmente. In questo modo il calore prodotto dagli apporti interni passivi durante l’inverno viene trattenuto più a lungo, contribuendo a creare ambienti più stabili e confortevoli dal punto di vista termo-igrometrico.
 
In alcune situazioni, ma non sempre, lo stesso principio aiuta anche a limitare il surriscaldamento estivo: alcuni tipi di materiali isolanti possono rallentare l’ingresso del calore che colpisce le facciate, riducendo quella sensazione di caldo opprimente che costringe a ricorrere ai condizionatori. 

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Progettare e costruire case green

Questo testo tecnico, aggiornato alla recente Direttiva EPBD (c.d. Case Green), fornisce informazioni su come si progetta e si costruisce una casa green, dalle fondazioni al tetto. L’opera è strutturata in capitoli, che fanno riferimento alle singole parti componenti costruttive dell’edificio, come le fondazioni, le pareti, il tetto, i solai, ecc.Gli elementi costruttivi e i materiali sono analizzati distinguendo le loro componenti bioedii e sostenibili, considerando che i due termini non sono sinonimi dello stesso concetto. Rappresenta il più recente e completo tentativo di sistematizzazione delle conoscenze, delle tecniche e dei materiali rappresentativi di un approccio “green” all’edilizia.Ma la bioedilizia non è semplicemente “l’arte del costruire secondo natura”. Come evidenzia l’Autore: La casa green, come ogni altra forma costruttiva, è basata su mediazioni, ovvero sull’accettazione anche di quei materiali e quelle tecnologie non propriamente derivati dalla natura, ma che costituiscono una conditio sine qua non, perché non hanno una valida alternativa “naturale” e quindi sono indispensabili al raggiungimento di uno scopo preciso.Operare green o in bioedilizia non vuol dire quindi rifiutare ed escludere a priori i materiali di sintesi, ad esempio, ma, al contrario, ottimizzarne l’uso.L’opera, quindi, per la sua completezza, il rigore scientifico e la trattazione mai astratta, guida il lettore in un appassionante percorso tecnico ed etico per imparare a progettare e costruire case sostenibili, green ed ecologiche.Roberto Sacchiarchitetto libero professionista, titolare dello studio Cultura&Ambiente, consulente CasaClima ed esperto in ecologia dell’architettura, con esperienza ultratrentennale nello studio dei materiali e degli isolanti in edilizia. Co-fondatore dell’INDEP (Istituto Nazionale di Diagnostica e Patologia Edilizia), dal 2005 svolge attività di docenza al Master Polis Maker del Politecnico di Milano.

 

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Prestazioni estive e invernali: due esigenze diverse

Vale la pena chiarire che si definiscono “passivi” tutti i sistemi, come il cappotto termico, che migliorano il comfort senza l’ausilio di impianti. Al contrario, i sistemi “attivi” sono quelli meccanici, come i sistemi di riscaldamento e di raffrescamento estivo, che entrano in funzione quando l’involucro non è sufficientemente performante o non basta a garantire il benessere desiderato.

Gli apporti interni passivi invece si riferiscono al calore prodotto da fonti di altra natura, come ad esempio il metabolismo umano e tutti gli apparati elettrici ed elettronici che emettono calore, come le lampadine e gli elettrodomestici.
 
Il cappotto termico, dunque, rappresenta una soluzione efficace per attenuare il freddo e talvolta anche il caldo. È quindi importante distinguere tra prestazioni invernali ed estive, perché non tutti gli isolanti garantiscono lo stesso comportamento in tutte le stagioni. Esistono materiali capaci di offrire protezione durante tutto l’anno, mentre altri risultano molto validi contro il freddo ma meno efficaci contro il caldo.  Per lungo tempo, purtroppo, nella progettazione termotecnica si è data priorità quasi esclusivamente alla protezione invernale, trascurando l’aspetto estivo.

Ogni isolante ha caratteristiche e prestazioni diverse

In generale, gli isolanti più equilibrati, nelle diverse stagioni, sono quelli con densità elevata e alto calore specifico, come i materiali di origine vegetale e animale. Gli isolanti minerali presentano prestazioni discrete, ma con valori mediamente inferiori di densità e calore specifico. I materiali di sintesi petrolchimica, invece, sono spesso leggeri e con minore capacità di accumulo termico; sono eccellenti nel limitare le dispersioni invernali, ma meno performanti nel contrastare il caldo estivo. 

Naturalmente, le prestazioni non dipendono solo dall’isolante scelto, ma anche dalla struttura dell’edificio. Una muratura massiccia in laterizio pieno o in cemento armato, ad esempio, offre un buon contributo nel contenere il calore estivo grazie alla sua massa, ma può risultare meno vantaggiosa in inverno. I blocchi in termo-laterizio alleggerito consentono invece di combinare una discreta inerzia termica estiva con una riduzione delle dispersioni invernali, permettendo anche di contenere lo spessore dell’isolamento aggiuntivo. Nel caso delle costruzioni in legno, pur essendo questo materiale naturalmente isolante, è necessario però abbinarlo ad altri materiali isolanti con elevata massa e alto calore specifico, per garantire un adeguato comfort. In alternativa, con materiali più leggeri, occorrerà aumentare gli spessori per ottenere risultati soddisfacenti.

La scelta giusta considera anche l’impatto ambientale

Fin qui si è parlato principalmente di caratteristiche tecniche e prestazionali, ma non si può ignorare l’aspetto ambientale dei materiali. Storicamente, nei progetti si è privilegiata la resa termo-acustica, lasciando in secondo piano l’impatto ecologico, quasi sempre dimenticato. Oggi, fortunatamente, cresce l’attenzione verso la sostenibilità: molti professionisti valutano non solo le performance tecniche, ma anche l’origine, la rinnovabilità e l’impatto complessivo dei prodotti, anche grazie a una maggiore consapevolezza delle problematiche climatiche, all’opera divulgatrice di associazioni di coscienza ecologica impegnate da anni su questi temi e all’aggiornamento dei Criteri Ambientali Minimi, che hanno imposto l’analisi del ciclo di vita per la scelta degli isolanti.

In conclusione, per rispondere alla domanda iniziale riguardo a quale cappotto termico sia quello giusto, occorre considerare che la scelta dell’isolante per un cappotto, interno od esterno che sia, dovrebbe basarsi su un insieme di criteri, quali una bassa conducibilità termica, una elevata densità e calore specifico, una buona traspirabilità al vapore, durabilità, adeguata resistenza al fuoco preferibilmente senza additivi nocivi. Occorre però considerare anche la provenienza da una filiera corta, preferendo materie prime rinnovabili e che abbiano una reale percentuale di prodotto di riciclo certificata, dando privilegio a quelli che ne presentano una più alta percentuale.

Non è sufficiente però affidarsi alle dichiarazioni commerciali, è sempre opportuno infatti verificare in modo autonomo e approfondito le caratteristiche dei materiali proposti.
 

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Cappotto termico di fibra di legno a due strati in costruzione – Progetto isolamento: arch. Roberto Sacchi; Impresa esecuzione: MG di Gatti Matteo – Stezzano BG (Foto Sacchi)

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Roberto Sacchi

Architetto, cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana, si è laureato nel 1984 al PoliMI ed è libero professionista da quasi 40 anni, titolare dello studio Cultura&Ambiente. Ha frequentato uno dei primi corsi di ecologia in architettura nel 1990, diplomando…Continua a leggere

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