Non esiste una sola Italia dal punto di vista energetico, ne esistono molte, con differenze profonde nella qualità del patrimonio edilizio e nei livelli di efficienza degli immobili: è quello che emerge da una recente analisi Resolglass su base SIAPE/ENEA ed elaborazioni proprietarie su scala provinciale, che per la prima volta ricostruisce – secondo un modello probabilistico coerente – la distribuzione degli edifici per classi energetiche per ciascuna provincia e città metropolitana italiana.
Il dato nazionale è infatti ormai noto: il 30% degli immobili è ancora in classe G. Ma la lettura territoriale mostra un Paese molto più frammentato: la quota varia infatti tra il 18,43% e il 37,84% a seconda delle zone.
L’elaborazione Resolglass mette a disposizione un dataset completo con la distribuzione delle classi energetiche per tutte le province italiane, tutte le città metropolitane, tutte le regioni. Si tratta di uno strumento che consente di leggere il mercato immobiliare non solo in chiave ambientale, ma anche economica e strategica. Vediamo qualche dato estratto dall’analisi.
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Indice
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Nord, Centro, Sud: tre velocità energetiche
La mappa evidenzia una chiara frattura geografica:
- Nord Italia: quota classe G tra il 18% e il 26%; maggiore diffusione di classi A e B.
- Centro Italia: classe G tra il 27% e il 32%; situazione intermedia e disomogenea.
- Sud e Isole: classe G tra circa il 31% e il 37,8%; maggiore concentrazione di edifici energivori.
“Il dato nazionale non basta più. È il territorio che determina la reale intensità energetica del patrimonio edilizio” osserva Enrico Scozzari, ideatore di Resolglass e CEO del Gruppo Resolfin.
Il tema, oltrettutto, non è solo climatico, ma patrimoniale. Un’elevata presenza di immobili in classe G implica infatti maggiori costi energetici, minore valore di mercato e un più alto rischio di svalutazione progressiva. Al contrario, la diffusione di classi A e B rappresenta, oltre a minori consumi, anche una maggiore competitività immobiliare.
Esempi di efficienza: arco alpino e grandi poli
Tra i territori più avanzati emergono:
- Bolzano e Trento, con la classe G sotto il 20% e la classe A sopra il 21%;
- Milano e Lombardia centrale, con la classe G intorno al 24% e la classe A oltre il 17%;
- Emilia-Romagna (Bologna, Modena), con la classe G sotto il 26% e la classe A tra il 14% e il 16%.
Si tratta di aree sicuramente caratterizzate da maggiore investimento immobiliare, da politiche energetiche locali più strutturate e da un mercato edilizio più dinamico.
Esempi di aree critiche: Sud e parte del Centro
All’estremo opposto emergono livelli significativamente più elevati:
- Napoli e area metropolitana, con il 36,1% in classe G;
- Calabria, con il 35,8% in classe G;
- Sicilia, con il circa 31,4% in classe G;
- Lazio e Abruzzo, con valori sopra il 30%, superiori alla media nazionale.
Qui il patrimonio edilizio risulta infatti più datato, meno riqualificato e quindi anche caratterizzato da una maggiore dispersione energetica.

Città metropolitane: il vero campo di battaglia
Le grandi aree urbane rappresentano il punto chiave della transizione:
- Roma, con il 29,7% in classe G e una forte disomogeneità interna;
- Milano, con il 24,1% in classe G;
- Napoli, con il 36,1% in classe G.
“La transizione climatica si gioca nelle città. È qui che si concentra la domanda energetica e il potenziale di riduzione delle emissioni” sottolinea Enrico Scozzari.
Il ruolo dell’involucro: dove si gioca la partita
Secondo le analisi Resolglass, la leva principale resta l’involucro edilizio:
- facciate ad alte prestazioni;
- sistemi vetrati evoluti;
- riduzione delle dispersioni.
Intervenire su questi elementi può generare fino al 14% di riduzione dei consumi nel breve periodo e fino al 37% nel lungo periodo.
La sintesi: Italia divisa, ma con un potenziale
“L’Italia è oggi un Paese a più velocità energetiche. Ma proprio questa distanza rappresenta la più grande opportunità: intervenire sul patrimonio esistente significa ridurre le emissioni e generare valore economico” conclude Enrico Scozzari.
In questo scenario, infatti, la sfida non è solo ridurre il divario territoriale, ma tradurlo in una leva operativa: indirizzare interventi sull’involucro, riqualificazione mirata e strumenti di pianificazione nelle aree più inefficienti può accelerare la transizione energetica e generare valore concreto per il sistema edilizio.
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