È bene però notare che tutte le strutture in calcestruzzo possono essere soggette a processi di degrado dovuti a cause differenti.
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L’ammaloramento, infatti, può essere causato da:
- cattiva esecuzione, che può comprendere la scelta di materiali di qualità non eccelsa, una progettazione non accurata, ma anche una scarsa cura nei getti, come l’assenza di adeguato spessore copriferro e una scarsa vibratura;
- agenti chimici aggressivi presenti nell’ambiente, come acque sotterranee, sale per il disgelo, cloruri e solfati, che possono penetrare nel calcestruzzo causando corrosioni, rigonfiamenti e formazione di efflorescenze;
- agenti atmosferici, come pioggia, gelo, neve, calore intenso ed elevate variazioni di temperatura che possono causare la disgregazione della superficie del calcestruzzo;
- processi di carbonatazione, una reazione chimica tra anidride carbonica e calce libera del cemento, che avviene inizialmente in superficie per poi progredire all’interno del calcestruzzo, abbassandone il pH e causando la corrosione delle armature;
- carichi strutturali eccessivi, che possono causare la comparsa di fessure e deformazioni;
- infiltrazioni d’acqua, che possono causare fenomeni di corrosione delle armature, compromettendo la stabilità dell’elemento in calcestruzzo.
Il primo passo fondamentale: una diagnosi accurata
Il ripristino del calcestruzzo ammalorato è una pratica essenziale che mira a restituire la stabilità e l’integrità strutturale a elementi in calcestruzzo degradati. Ma prima di intraprendere qualsiasi intervento, è cruciale condurre un’accurata valutazione dello stato del calcestruzzo, ispezionando attentamente la superficie per identificare crepe, sfaldature o altre forme di degrado: è il primo passo. Questa valutazione aiuterà a determinare l’entità e la tipologia del danno, per poi pianificare l’intervento in modo mirato. Le tipologie di ripristino, infatti, possono essere due:
- ripristino corticale, che si concentra sulla superficie dell’elemento in calcestruzzo, al fine di riparare danni superficiali, crepe e ammanchi;
- ripristino strutturale, che si concentra sulla riparazione delle componenti interne dell’elemento in calcestruzzo danneggiato e permette di risolvere problemi strutturali più gravi.
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Interventi di ripristino del calcestruzzo: come procedere
Una volta definita l’entità del danno è possibile procedere con la definizione e la progettazione di tutti gli step per il ripristino del calcestruzzo, a partire dalla scelta dei materiali da ripristino. La qualità degli interventi di ripristino e la loro durata, infatti, dipendono molto anche dai materiali scelti. webertec ripara ultra, ad esempio, è una malta innovativa presente nel catalogo Saint-Gobain, specifica per il ripristino del calcestruzzo e caratterizzata da una formula avanzata e da prestazioni elevate. webertec ripara ultra offre, infatti, protezione e rinforzo delle strutture in calcestruzzo danneggiate, garantendo una riparazione durevole e affidabile nel tempo.
Per un corretto ripristino del calcestruzzo è possibile procedere secondo i seguenti step:
- preparare la superficie: con l’ausilio di idonea attrezzatura rimuovere le zone danneggiate, le parti incoerenti ed in via di distacco. Ripulire i ferri di armatura da polvere, ruggine e dai residui di calcestruzzo. Le zone così trattate devono essere pulite accuratamente tramite idrolavaggio a pressione. La superficie prima del ripristino deve presentarsi solida, compatta e ruvida;
- applicare i materiali di ripristino: le applicazioni vanno sempre eseguite secondo le istruzioni del produttore e con particolare attenzione ai dettagli, al fine di garantire una distribuzione uniforme e un completo riempimento delle zone da ripristinare;
- livellare e rifinire la superficie: dopo l’applicazione della malta è necessario porre particolare attenzione alla fase di livellamento e rasatura della superficie, utilizzando un rasante specifico per ottenere una buona aderenza;
- applicare il primer e tinteggiare;
- programmare interventi di verifica ed eventuale manutenzione ordinaria.
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