L’involucro edilizio rappresenta il primo e più importante “impianto” di un edificio. Nel 2026 progettare o riqualificare un fabbricato senza mettere al centro il bilancio energetico non è più un’opzione, ma una necessità normativa e strutturale. La riduzione delle dispersioni per trasmissione costituisce il primo passo per ogni corretto intervento di riqualificazione: influisce direttamente sui fabbisogni energetici, sul comfort termo-igrometrico indoor e sul dimensionamento ottimale degli impianti, evitando sovradimensionamenti costosi e inefficienti.
Il patrimonio edilizio italiano è però caratterizzato da vincoli complessi. In molti casi non è possibile intervenire dall’esterno mediante sistemi a cappotto tradizionali: decori di facciata, distanze dai confini o tutele storiche portano il progettista a dover valutare soluzioni alternative, tra cui l’isolamento termico dall’interno. Questa scelta, pur comportando una riduzione della superficie utile, può garantire elevati livelli di benessere e risparmio energetico se affrontata con un metodo progettuale rigoroso e consapevole.
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Indice
- Quando e perché isolare dall’interno: una sfida tecnica
- Diagnostica e preparazione del supporto
- Comportamento igrotermico: oltre il metodo di Glaser
- Sistemi a confronto: capillarità attiva e controllo del vapore
- Il dettaglio costruttivo: dove si gioca la riuscita dell’intervento
- Considerazioni finali
Suggeriamo:
Progettazione energetica integrata di involucro edilizio e impianti
Per garantire prestazioni energetiche elevate e risparmio occorre coniugare e integrare in un unico sistema efficiente l’involucro, nelle sue parti opache e trasparenti, e gli impianti tecnologici. Non si tratta di un’operazione semplice. Al progettista, infatti, è richiesta la comprensione delle singole parti e di come esse interagiscono tra loro. Questo manuale ha l’obiettivo di fornire al lettore gli strumenti per comprendere e governare il rapporto involucro-impianti al fine di raggiungere una ottimale efficienza energetica del manufatto edilizio. L’opera accompagna il lettore verso la conoscenza delle proporzioni, in termini di importanza, fra l’edificio e gli impianti, demolendo le convinzioni, ancora resistenti e persistenti, che un edificio ad alta efficienza energetica dipenda prevalentemente dagli impianti a energia rinnovabile. L’autore sposta il maggior carico dell’attenzione sulla qualità dell’involucro, opaco e trasparente: pareti, solai, coperture disperdenti, serramenti e ombreggiamenti. Ne analizza vizi e virtù relazionati alla fascia climatica in cui si trova l’edificio e alle caratteristiche fisiche dei materiali utilizzati, traducendo in modo molto fruibile la fisica tecnica. Il manuale, inoltre, affronta il concetto di qualità dell’aria, parlando di Ventilazione Meccanica Controllata, proseguendo con gli altri parametri del comfort abitativo: termo-igrometrico, acustico e luminoso, per offrire al lettore una panoramica olistica di tutti i componenti di una struttura edilizia energeticamente efficiente e sostenibile. Mirko GiuntiniIngegnere, si occupa da anni di progetti di edifici ecosostenibili. È consulente energetico e docente dell’Agenzia CasaClima, Esperto in Edilizia Sostenibile (EES) ed Esperto in Gestione dell’Energia (EGE). Svolge attività di docente in corsi di specializzazione e master su tematiche di sostenibilità ambientale e costruzioni sostenibili organizzati da ordini professionali, enti pubblici e privati, scuole e centri di formazione di importanza nazionale.
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Quando e perché isolare dall’interno: una sfida tecnica
L’isolamento interno non deve essere considerato una semplice alternativa “di ripiego”. Si tratta di una soluzione che richiede una sensibilità tecnica superiore, poiché modifica in modo significativo il comportamento termo-igrometrico delle strutture esistenti. Spostando lo strato isolante verso il lato caldo, la muratura rimane più fredda durante la stagione invernale, con uno spostamento del punto di rugiada verso l’interfaccia tra isolante e supporto.
Il progettista deve quindi affrontare criticità specifiche: la correzione dei ponti termici strutturali, la continuità della tenuta all’aria, la gestione dei flussi di vapore e il rischio di condensazioni interstiziali. Per questo motivo l’intervento non può essere basato esclusivamente sulla conducibilità termica dei materiali, ma deve derivare da un’analisi puntuale delle condizioni al contorno.
Diagnostica e preparazione del supporto
Come indicato nelle buone pratiche di posa per i sistemi isolanti, l’efficacia dell’isolamento interno inizia dalla qualità del supporto. Prima di definire materiali e spessori è indispensabile analizzare la muratura esistente, poiché intonaci degradati, umidità residua o efflorescenze saline possono compromettere l’intero sistema.
La diagnostica deve verificare principalmente:
- planarità del supporto, da correggere in caso di irregolarità significative per evitare vuoti d’aria e zone di condensa;
- stato igrometrico, intervenendo preventivamente in presenza di murature bagnate o con risalita capillare;
- presenza di finiture impermeabili, da rimuovere qualora ostacolino la traspirazione del supporto.
Queste verifiche costituiscono una fase progettuale vera e propria, e non possono essere demandate alla sola fase esecutiva.
Comportamento igrotermico: oltre il metodo di Glaser
Le verifiche igrometriche rappresentano il cuore della progettazione dell’isolamento interno. Il riferimento normativo UNI EN 13788, basato sul metodo stazionario di Glaser, consente una prima valutazione, ma risulta spesso insufficiente per descrivere la reale complessità dei fenomeni in gioco. Per questo motivo è fortemente consigliabile affiancare un’analisi igrotermica dinamica oraria secondo la UNI EN ISO 15026.
La simulazione dinamica consente di considerare l’irraggiamento solare, la pioggia battente, la capacità dei materiali di accumulare umidità e i cicli di asciugatura delle strutture. Questo approccio permette di valutare in modo più affidabile la durabilità delle soluzioni nel tempo e di orientare consapevolmente la scelta tecnologica.
Sistemi a confronto: capillarità attiva e controllo del vapore
Dal punto di vista progettuale, le soluzioni di isolamento interno possono essere ricondotte a due principali filosofie.
- I sistemi vapor-tight adottano una strategia di blocco del vapore, utilizzando barriere ad elevata resistenza alla diffusione, come fogli in alluminio o membrane ad altissimo valore di resistenza. L’obiettivo è impedire al vapore prodotto negli ambienti interni di raggiungere le zone più fredde della stratigrafia. Questo approccio richiede una posa estremamente accurata: anche una singola discontinuità nello strato di tenuta può innescare flussi d’aria convettivi in grado di trasportare quantità di umidità di uno o due ordini di grandezza superiori rispetto alla diffusione. In tali condizioni, il rischio di condensazioni localizzate e danni strutturali diventa particolarmente elevato.
- I sistemi a capillarità attiva, spesso definiti come “diffusion open”, si basano su una logica opposta. Materiali minerali come il silicato di calcio o isolanti igroscopici come la fibra di legno non mirano a bloccare completamente il vapore, ma a gestirne la presenza all’interno della stratigrafia. In questi sistemi è ammessa la formazione di condensa durante il periodo invernale, purché il materiale sia in grado di assorbire l’umidità e di ridistribuirla per trasporto liquido capillare verso la superficie interna, favorendone l’evaporazione durante la stagione estiva. La verifica dell’efficacia di questo meccanismo richiede necessariamente un’analisi igrotermica dinamica, poiché il metodo stazionario non è in grado di descrivere correttamente i fenomeni di accumulo e asciugatura nel tempo. È possibile inserire, a protezione della fibra di legno, un freno vapore sul lato interno e gestire il passaggio degli impianti in contro-parete, in modo tale da preservare l’integrità del freno vapore.
Una terza strategia è rappresentata dall’impiego di membrane igrovariabili, che combinano il controllo del vapore con la capacità di adattarsi alle condizioni ambientali. Questi freni vapore “intelligenti” modificano la propria resistenza alla diffusione in funzione dell’umidità relativa: in inverno assumono un comportamento più chiuso, limitando la migrazione del vapore verso la muratura fredda, mentre in estate diventano più permeabili, consentendo l’asciugatura della stratigrafia verso l’interno. Anche in questo caso, la corretta progettazione della tenuta all’aria e la validazione mediante simulazione dinamica risultano determinanti per garantire la durabilità dell’intervento.
Il dettaglio costruttivo: dove si gioca la riuscita dell’intervento
La qualità dell’isolamento interno si misura nei nodi di raccordo. Accorgimenti come l’inserimento di strisce isolanti alla base della parete in presenza di solai flessibili, la corretta integrazione dei serramenti mediante dettagli e raccordi studiati alla perfezione e il risvolto dell’isolamento su solai e tramezzi interni per 100 cm (come previsto dalla direttiva CasaClima), sono elementi determinanti per prevenire muffe e discontinuità prestazionali. In quest’ottica eseguire dei controlli ai nodi agli elementi finiti risulta essere un’accortezza da non sottovalutare.
Considerazioni finali
L’isolamento interno non è una semplice sovrapposizione di materiali, ma un sistema complesso che richiede un processo progettuale integrato. Non esistono soluzioni universalmente valide, ma scelte corrette in funzione del supporto, del contesto e della destinazione d’uso dell’edificio.
Solo attraverso una diagnostica preliminare accurata e una progettazione attenta dei dettagli costruttivi è possibile trasformare una criticità tecnica in un’opportunità di riqualificazione durabile, garantendo comfort, salubrità ed efficienza nel tempo.
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